
A Pordenone la prima iniziativa, in Italia e in Europa, per il centenario della nascita di Joseph Ratzinger. Mille finora i visitatori. L'evento si inserisce nella serie di appuntamenti che scandiranno il cammino verso Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027. Tra questi anche la commemorazione del 50° anniversario del terremoto che il 6 maggio 1976 sconvolse il Friuli.
La mostra “Ricordando Benedetto XVI. Verso il centenario della nascita”
«Un’occasione per conoscere da vicino e approfondire l’umanità di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI». Così mons. Roberto Tondato, vicario generale della diocesi di Concordia-Pordenone, ha definito recentemente la mostra “Ricordando Benedetto XVI. Verso il centenario della nascita”, che resterà aperta al Museo diocesano di Arte Sacra di Pordenone fino al 12 aprile.
L’iniziativa è la prima, in Italia e in Europa, organizzata in vista del centenario della nascita del “papa teologo”, che ricorrerà il 16 aprile 2027, e si inserisce nel quadro delle numerose iniziative promosse in vista di Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027.
Attraverso l’esposizione, promossa dal Centro Studi Odoriciani e dall’Associazione Eventi di Pordenone, con la partnership scientifica della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI e il patrocinio del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, «il visitatore ha l’opportunità di entrare in confidenza con la figura, talvolta percepita come distante, del grande teologo, studioso e uomo di Chiesa, attraverso gli oggetti che hanno fatto parte della sua quotidianità», ha spiegato il vicario episcopale illustrando la mostra a un gruppo di giornalisti di varie testate nazionali e internazionali.
Nei due piani dell’allestimento scorrono così i ventitré anni trascorsi da cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, nell’appartamento di via della Città Leonina, e quelli del pontificato, grazie anche a ricostruzioni di ambienti domestici, come il suo studio, e a teche dedicate ai paramenti liturgici. Non manca un richiamo alla sua amata Baviera, con oggetti che evocano la casa natale. Tra i reperti più preziosi, a testimonianza della sua sterminata produzione letteraria, figura anche un’edizione da lui autografata del primo volume della trilogia su Gesù di Nazareth.
«La scelta di Pordenone non è casuale - ha spiegato Sandro Sandrin, presidente dell’Associazione Eventi -. Nel 2007 presentammo, insieme alla Libreria Editrice Vaticana, il primo volume della trilogia di Joseph Ratzinger dedicata a Gesù di Nazareth: fu l’avvio della rassegna Ascoltare Leggere Crescere, che quest’anno giunge alla ventesima edizione».
La mostra “Ricordando Benedetto XVI”, è stata finora visitata da oltre un migliaio di persone ed è accompagnata da numerosi eventi collaterali, tra cui un focus sulla figura di Ratzinger come europeo ed europeista. L’11 aprile, a Pordenone, è in programma un concerto a Palazzo Mantica su musiche di Mozart, una delle grandi passioni di Benedetto XVI, che considerava la musica «una porta verso l’infinito».
Verso Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027
Si chiama “Open Patrimonio” il progetto che punta a riscoprire – attraverso mostre, visite guidate e l’apertura di alcune chiese – il patrimonio di arte sacra salvato e recuperato nel territorio della diocesi di Concordia-Pordenone.
Il percorso prende avvio dal lascito di uno dei suoi artisti più illustri, il Pordenone (Giovanni Antonio de’ Sacchis), considerato il più grande pittore friulano del Rinascimento. Si tratta di una delle iniziative messe in campo nel cammino verso il 2027, anno in cui la città friulana sarà Capitale italiana della Cultura.
A illustrarla a un gruppo di giornalisti di varie testate nazionali e internazionali è stato l’assessore alla Cultura del Comune di Pordenone, Alberto Parigi. Proprio il palazzo comunale, affiancato dal campanile della basilica di San Marco, fa da sfondo al logo scelto per le iniziative legate a questo importante appuntamento.
Il percorso vede una stretta collaborazione tra la diocesi e gli enti locali anche per celebrare un anniversario che ha segnato profondamente la vita del territorio: i cinquant’anni dal terremoto del 6 maggio 1976, che rase al suolo Gemona, provocò quasi un migliaio di morti in pochi istanti e colpì duramente il Friuli, coinvolgendo oltre cento paesi nelle province di Udine e Pordenone.
Le principali iniziative si terranno a maggio, mese dell’anniversario, e a settembre, quando si registrò un’ulteriore forte scossa di assestamento. Il 13 settembre, a Spilimbergo, è in programma una messa di commemorazione presieduta dal vescovo di Concordia-Pordenone, mons. Giuseppe Pellegrini.
«Pordenone è fuori dai fari nazionali – ha osservato l’assessore – ed è anche per questo che abbiamo deciso di candidarci a Capitale italiana della Cultura». In una città di circa 50 mila abitanti, la densità e la qualità degli eventi culturali sono molto elevate: basti pensare a manifestazioni come Pordenonelegge, al Palazzo del Fumetto, al Festival del Cinema Muto e a Dedica Festival, rassegna letteraria – in corso proprio in questi giorni – che ogni anno approfondisce l’opera di un grande autore attraverso incontri, interviste e appuntamenti aperti al pubblico, tra cui concerti e spettacoli teatrali nelle scuole e nelle università.
«Abbiamo voluto presentare il dossier non come un “eventificio”, ma come un progetto capace di iniziare un percorso e lasciare un’eredità», ha spiegato Parigi: sono 46 i comuni coinvolti, per un totale di 51 progetti, tra cui spiccano quelli di rigenerazione urbana, con un ecomuseo lungo il fiume Noncello e un polo museale in una villa veneta abbandonata.
Gli abitanti di Pordenone avranno inoltre la possibilità di riappropriarsi di luoghi simbolici, come la Casa del Mutilato, che sarà trasformata in un museo interattivo multimediale.
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