
Il tema della pace, oggi più che mai, non può essere ridotto a uno slogan. Deve diventare un lavoro culturale, politico e sociale capace di incidere nella realtà. È stato questo il filo conduttore dell’intervento di Francesco Occhetta, gesuita e segretario generale della Fondazione Fratelli Tutti, che ha aperto i lavori del Consiglio nazionale della Federazione Italiana Settimanali Cattolici (Fisc) riunitosi a Roma il 5 e 6 marzo. L’incontro, ospitato tra il Carpegna Palace Hotel e la sede della Conferenza Episcopale Italiana, ha visto la partecipazione dei rappresentanti dei settimanali diocesani italiani. Il confronto con padre Occhetta è stato dedicato a un tema preciso: la proposta di istituire anche in Italia un “Ministero della Pace”, capace di promuovere politiche di prevenzione dei conflitti e di educazione alla convivenza.
La pace non nasce spontaneamente
Nel suo intervento padre Occhetta ha invitato innanzitutto a superare una visione ingenua o puramente retorica della pace. «La pace – ha ricordato – non è qualcosa che nasce spontaneamente nella storia. Deve essere costruita». Per spiegare questa prospettiva Occhetta ha richiamato il celebre scambio epistolare del 1932 tra Albert Einstein e Sigmund Freud. Lo scienziato chiedeva allo psicoanalista se la guerra fosse inevitabile. Einstein guardava soprattutto alla dimensione giuridica e politica: secondo lui, la guerra poteva essere limitata attraverso istituzioni internazionali più forti e attraverso il diritto. Freud, invece, introduceva un elemento ulteriore: nell’essere umano esistono anche pulsioni distruttive che, se non vengono riconosciute e governate, possono trasformarsi in violenza organizzata. Da qui la conclusione: se la guerra può nascere spontaneamente, la pace richiede sempre una costruzione consapevole.
Tra ideale e realtà
Secondo padre Occhetta, tra l’ideale della pace e la realtà dei conflitti esiste uno spazio decisivo: quello delle istituzioni, delle pratiche sociali e delle scelte politiche. Per questo non basta parlare di pace in modo generico, ma occorre lavorare su tre dimensioni fondamentali. La prima è quella istituzionale: servono strutture credibili capaci di prevenire i conflitti e di costruire fiducia tra le persone e tra i popoli. La seconda è antropologica: comprendere che cosa significhi essere umani oggi è una domanda decisiva anche per la pace. Il modo in cui concepiamo la persona, i diritti e la comunità incide profondamente sulle dinamiche sociali e politiche. La terza dimensione riguarda la narrazione pubblica. In questo ambito i media – e quindi anche i settimanali diocesani – hanno una responsabilità particolare: raccontare esperienze e pratiche che mostrino come la convivenza e la riconciliazione siano possibili.
La proposta di un Ministero della Pace
In questo contesto si colloca la proposta di istituire un Ministero della Pace, già presente nel dibattito pubblico in diversi Paesi. Secondo Occhetta una struttura di questo tipo potrebbe coordinare politiche dedicate alla prevenzione dei conflitti, alla diplomazia civile, alla mediazione sociale e alla formazione alla nonviolenza. Non si tratterebbe di sostituire le politiche di difesa, ma di affiancarle con strumenti capaci di intervenire prima che le tensioni degenerino. Si tratta di una prospettiva che richiede competenze diverse – giuridiche, sociali, psicologiche, culturali e spirituali – e che chiama in causa non solo le istituzioni, ma anche la società civile.
Il ruolo dei settimanali cattolici
Nel dialogo con i membri della Fisc è emersa anche la responsabilità del mondo dell’informazione cattolica. I settimanali diocesani, diffusi capillarmente nei territori, possono contribuire a costruire una cultura della pace attraverso il racconto delle esperienze locali, delle pratiche di dialogo e delle iniziative di riconciliazione. In un tempo segnato da tensioni internazionali e polarizzazioni sociali, il lavoro dell’informazione – ha ricordato Occhetta – può aiutare a «tenere insieme l’ideale e la realtà», mostrando che la pace non è un’utopia astratta ma un processo che si costruisce giorno dopo giorno. L’intervento di padre Francesco ha così offerto ai partecipanti al Consiglio nazionale della Fisc uno spunto di riflessione che tocca direttamente anche il compito dei settimanali diocesani: contribuire, attraverso l’informazione, alla formazione di una coscienza civile e culturale capace di immaginare e costruire strade di pace.
Alessio Magoga - delegato FISC per il Nordest













