VENETO: approvata la legge sull'assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito
L'amarezza del patriarca Moraglia
Redazione Online
09/03/2026

Il consiglio regionale del Veneto, dopo due giorni di discussione, ha approvato con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti, il progetto di legge d’iniziativa popolare n. 1 sulle procedure di assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito. Come nelle altre regioni che l’avevano già fatto, la legge approvata dal Veneto si basa sulla proposta di legge presentata in tutta Italia dall’associazione Luca Coscioni.
Come spiega "Il Post", la legge è passata grazie ai voti di "una parte della maggioranza di centrodestra, insieme a quelli dell’opposizione di centrosinistra. Nel centrodestra hanno votato a favore la Lega e Forza Italia, pur con divisioni interne e alcuni voti contrari, mentre ha votato contro in maniera compatta Fratelli d’Italia e anche l’unico consigliere regionale di Futuro Nazional. Erano favorevoli alla legge, e sono stati decisivi per arrivare a questa approvazione, i due esponenti della Lega più importanti in Veneto: l’attuale presidente Alberto Stefani e Luca Zaia, che è stato presidente della regione per 15 anni e oggi presiede il consiglio regionale".
«Nulla è più importante della dignità della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari - ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani -. Per questo, in accordo con tutte le forze di maggioranza, ho lavorato alla stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae e permetteranno di approvarla, nel quadro delle sentenze della Corte Costituzionale su questo tema, che sono già in vigore» . Con l'obiettivo di «assicurare a tutti i veneti la possibilità di accedere alle cure palliative, fare in modo che prima di ogni decisione siano chiari i pareri di professionisti ed esperti in bioetica, tutelare la volontarieta’ del medico che assiste. Nello specifico - ha evidenziato - gli emendamenti prevedono l’introduzione del parere rafforzato del palliativista in seno alla Commissione che deve esprimersi sulle richieste di suicidio medicalmente assistito. L’istituzione di un Comitato Bioetico Regionale, nominato dalla Giunta, che darà le linee ai comitati bioetici di pratica clinica territoriale nel dirimere le valutazioni».
Sulla legge è intervenuto il patriarca di Venezia Francesco Moraglia con la seguente dichiarazione.
«A seguito dell’approvazione della legge regionale sul suicidio assistito, si esprime amarezza poiché, in tal modo, si afferma un modello culturale e un modello di sanità che possono portare ad una deriva difficilmente controllabile.
La percezione della dignità della vita umana appare da oggi meno tutelata. C’è soprattutto grande preoccupazione per le persone fragili e sole, ossia per le persone che affrontano la vecchiaia e il suo epilogo non potendo contare su un effettivo accompagnamento e supporto umano e affettivo.
Quanto alle motivazioni psicologiche - i cui margini di interpretazione soggettiva sono ampi - è evidente che di volta in volta le situazioni in cui sarà consentito intervenire col suicidio assistito tenderanno a moltiplicarsi. In alcuni dei sostenitori della legge in oggetto, essa è intesa come l’inizio di un processo ampliabile. E così si rischia di aprire a un soggettivismo interpretativo per cui è logico domandarsi quali saranno i criteri effettivamente utilizzati per definire e valutare oggettivamente, di volta in volta, una sofferenza come “insopportabile”.
Oggi non ha vinto o perso qualcuno, ma, certo, un modello di vicinanza umana è stato, in qualche modo, ferito e limitato.
L’impegno ora è di promuovere di più e meglio una cultura di prossimità, specialmente nei momenti in cui la vita diventa difficile e fortemente compromessa.
L’impegno è di accompagnare le persone, sempre più e con i mezzi tecnici che oggi la scienza ci offre. Non ci si riferisce - è chiaro - ad alcuna forma di accanimento terapeutico ma, piuttosto, a quelle cure palliative di provata efficacia nel ridurre il dolore.
Infine, l’auspicio che l’obiezione di coscienza sia davvero garantita in tutti i momenti e in tutti i soggetti interessati da tali protocolli sanitari».







