VENETO: l'export del vino rallenta nel 2025
Calo dell’1,1% rispetto al 2024
Redazione Online
11/02/2026

Il vino veneto continua a guardare ai mercati esteri, ma dopo anni di crescita sostenuta il 2025 segna un primo rallentamento. Le esportazioni regionali raggiungono infatti un valore complessivo di 2,93 miliardi di euro, in calo dell’1,1% rispetto al 2024, mentre i quantitativi venduti all’estero crescono dell’1,2%, arrivando a circa 8 milioni di ettolitri. A pesare sul risultato è soprattutto la riduzione del prezzo medio, sceso a 3,64 euro/litro (-2,3%). I dati arrivano da Veneto Agricoltura.
Nonostante la frenata congiunturale, il bilancio dell’ultimo decennio rimane positivo: dal 2016 al 2025 il valore dell’export vinicolo veneto è aumentato del 46,3%, mentre i vo-lumi sono cresciuti del 15,5%. L’incremento del fatturato è stato quindi accompagnato soprattutto da una progressiva crescita del valore medio delle vendite.
A sostenere il sistema regionale sono soprattutto due grandi comparti: vini fermi in bot-tiglia e gli spumanti. Nel 2025 i primi rappresentano il 49,2% del valore complessivo dell’export, mentre gli spumanti arrivano al 47%, confermando il ruolo sempre più cen-trale delle bollicine venete.
I vini fermi mostrano una sostanziale stabilità: circa 1,44 miliardi di euro di fatturato, in crescita dello 0,5%, e circa 3,8 milioni di ettolitri esportati (+0,6%). Nel decennio, il valore delle vendite è però aumentato del 21,8%, mentre il prezzo medio è salito del 20,5%.
Più complessa la situazione degli spumanti, che dopo la lunga corsa degli ultimi anni mostrano nel 2025 i primi segnali di rallentamento. I volumi raggiungono comunque un nuovo livello record, con circa 3,3 milioni di ettolitri (+0,8%), ma il fatturato scende a 1,38 miliardi di euro (-3,0%), a causa della riduzione del prezzo medio, fermatosi a 4,20 euro/litro (-3,8%). Il confronto con il 2016 racconta tuttavia una crescita straordinaria: l’export degli spumanti veneti è aumentato del 97,9% in valore e del 76% in volume. A trainare questo risultato degli spumanti è soprattutto il Prosecco e le sue varie denomi-nazioni.
La geografia delle esportazioni conferma una forte internazionalizzazione del settore: il vino veneto raggiunge circa 150 Paesi, ma l’89% del valore è concentrato nei primi 20 mercati. Gli Stati Uniti si confermano il principale acquirente, con oltre 633 milioni di euro e una quota del 21,6% dell’export regionale. Seguono Germania, con 437 milioni, e Regno Unito, con 369 milioni. Particolarmente significativo è il ruolo degli USA per gli spumanti: con circa 390 milioni di euro, rappresentano da soli il 28,3% dell’export veneto di questa categoria. Germania e Regno Unito completano il podio, portando oltre il 52% la concentrazione dei primi tre mercati.
Il quadro internazionale nel frattempo resta fragile. Nel 2025 la produzione mondiale di vino si è attestata a circa 227 milioni di ettolitri, ancora il 9,4% sotto la media quinquennale, mentre i consumi sono scesi a circa 208 milioni di ettolitri (-2,7%). Anche l’export mondiale ha rallentato, con una diminuzione del 4,7% in volume e del 6,7% in valore. In questo scenario, il 2026 si presenta come un anno particolarmente delicato. Le prime indicazioni sulla vendemmia italiana parlano di una raccolta anticipata, uve sane e qualità promettente, con una produzione stimata intorno ai 47 milioni di ettolitri. Ma il mercato deve fare i conti con domanda debole, dazi e soprattutto con livelli elevati di giacenze. A luglio 2026 le cantine italiane custodiscono 42,6 milioni di ettolitri di vino invenduto, il 6,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il Veneto concentra da solo 10,3 milioni di ettolitri, pari al 24,2% del totale nazionale, con Treviso e Verona ai vertici della graduatoria provinciale.
I primi dati del 2026 confermano inoltre una fase di difficoltà per l’export. Nel primo semestre le vendite italiane di vino diminuiscono del 6,2%, mentre quelle venete registrano una contrazione ancora più marcata, pari all’8,4%, fermandosi a circa 1,32 miliardi di euro. Il Veneto mantiene comunque un peso determinante, rappresentando il 36,3% dell’export vinicolo nazionale.





