VENETO: medicina, verso le Aggregazioni Funzionali Territoriali
Al posto delle Medicine di Gruppo
Redazione Online
08/27/2026
Entro il 31 dicembre 2026 si dovranno costruire, in Veneto, le Aggregazioni Funzionali Territoriali e verranno smantellate le Medicine di Gruppo. Le nuove aggregazioni che dovrebbero avere al massimo 30 mila assistiti.
Per il consigliere regionale Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, è "un passaggio delicatissimo, che rischia di essere gestito solo come una riorganizzazione contabile. Chiediamo che tutto il personale infermieristico e amministrativo delle Medicine di Gruppo - oggi molto preoccupato per il rischio di perdita del posto di lavoro - venga tutelato e assunto nelle AFT: non possono essere il personale a pagare il prezzo della riforma. Va inoltre preservato il principio della prossimità". 
"A tutti noi veneti – fa presente il consigliere - è capitato di trovarsi senza medico di base, a causa di una totale mancanza di programmazione della destra sulle borse di specializzazione; nel 2022, sottolinea il consigliere - 70 0mila veneti sono rimasti senza medico di famiglia e la situazione persiste a tutt’oggi. Le Aggregazioni Funzionali Territoriali nascono nel nostro Paese con la legge Balduzzi del 2012- ricorda Cunegato - e sono forme organizzative mono-professionali che raggruppano i medici di medicina generale di uno stesso ambito territoriale. In Veneto, però, non hanno mai preso piede, perché sono nate le Medicine di Gruppo semplici o integrate, organizzazioni spesso molto virtuose. Un gruppo di medicina con cinque medici ha personale amministrativo e un infermiere: con queste dimensioni l'amministrativo conosce molto bene i pazienti ed è in grado di fare un ottimo triage. Purtroppo, questo sistema virtuoso verrà sostituito. Con il Dm 77/2022 e poi con l'accordo collettivo nazionale del 2024 sono state formalizzate l'obbligatorietà della partecipazione dei medici alle AFT e l'istituzione del ruolo unico, cioè la convergenza contrattuale tra medici di assistenza primaria e medici di continuità assistenziale, l'ex guardia medica".
"La riorganizzazione della medicina territoriale in Veneto rischia di trasformarsi nell’ennesima occasione nella quale, nel tentativo di risolvere un problema, si finisce per crearne uno ancora più grande. Per dirla con un’espressione che appartiene alla nostra terra: "sia pezo el tacon del buso". Siamo favorevoli a tutto ciò che rafforza la sanità territoriale e porta le cure più vicino al cittadino. Ma proprio per questo dobbiamo porci una domanda molto semplice: siamo sicuri che superare le attuali Medicine di Gruppo e Medicine di Gruppo Integrate per trasferire funzioni e personale dentro le Case della Comunità rappresenti davvero un miglioramento? Il rischio è che dietro la parola "integrazione" si nasconda in realtà un processo di centralizzazione della medicina di prossimità". Sono le parole del consigliere regionale Riccardo Szumski (Resistere Veneto) che spiega: "Oggi il cittadino conosce il proprio medico, sa dove trovarlo e spesso trova nella medicina di gruppo anche infermieri, personale amministrativo, servizi diagnostici e una continuità organizzativa costruita negli anni. Domani rischiamo di avere un sistema molto più complesso: il medico inserito nell’AFT, una parte della sua attività nelle case della comunità, altri servizi distribuiti sul territorio e un’organizzazione che rischia di allontanare il professionista dal rapporto quotidiano con il paziente. E c’è un altro aspetto che non può essere ignorato: che fine faranno le persone che oggi fanno funzionare le Medicine di Gruppo Integrate?".


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