VENETO: demografia, occupazione ed economia: zone montane, polesine e aree costiere sono i territori più fragili
Ricerca commissionata dalla Fnp Cisl Veneto
Redazione Online
06/07/2026
Il Veneto non è abitato e vissuto (tra lavoro e servizi) nello stesso modo e, da una ricerca commissionata dalla Fnp Cisl Veneto, emerge che zone montane, il sud della regione e le aree turistiche costiere sono le più fragili: sono aree dove la popolazione diminuisce, la percentuale di anziani è maggiore, e la capacità reddituale è minore. Quindi, sono anche le zone da attenzionare di più, ragionando in termini di attrattività e di mantenimento della popolazione, che invece ha la tendenza a concentrarsi nella parte centrale della regione.
La ricerca "Analisi territoriale per un sindacato operativo", condotta da Francesco Peron e Stefano Dal Pra Caputo, ha intrecciato dati demografici, occupazionali ed economici a livello comunale, e per raggruppamento dei futuri ATS (ambiti territoriali sociali), in modo da poter comprendere meglio, anche in termini quantitativi, i bisogni del territorio e individuare le direzioni più opportune che il sindacato deve imboccare come parte sociale. La ricerca è stata presentata il 29 maggio in occasione del Consiglio Generale della Fnp Cisl Veneto: per ogni elemento di studio si è fornito il quadro regionale e si è entrati nel dettaglio numerico dei 20 Comuni che risultavano primi e ultimi "in classifica". La ricerca completa, che comprende l’analisi di tutti i 559 Comuni del Veneto, è ora nella disponibilità delle Fnp territoriali per agevolare il loro lavoro.
 Dati demografici
Non stupisce che la popolazione veneta si concentri nei comuni capoluogo di provincia (il più popoloso è Verona con 255.133 abitanti, il meno popoloso è Rovigo con 35.497). In generale, il territorio veneto è più abitato lungo le direttrici dei flussi di trasporto e delle attività produttive, che attraversano la regione in senso latitudinale. Il territorio è, per contro, meno abitato nelle aree montane e nel sud della regione, il polesine. Non è un caso che, fra i venti Comuni meno popolosi del Veneto, la maggior parte (e tutti molto piccoli) sia in area montana o pedemontana. Questi stessi territori, insieme a parte di quelli costieri, sono anche quelli dove il peso percentuale degli over 65 è più elevato: a fronte di una media regionale del 24,9%, nei piccoli Comuni montani o del polesine questa media supera abbondantemente il 30%, con picchi oltre il 40%; mentre in pianura, dove ci sono più servizi e lavoro, la percentuale di over 65 anni diminuisce con un picco al minimo del 17%.  
Lo svuotamento di questi territori è stato anche molto rapido, basta guardare cos’è successo dal 2005 al 2025: se il saldo demografico regionale segna comunque un +3,8% in 20 anni, i Comuni della zona montana registrano una flessione della popolazione che va dal -20% al -40%, con le percentuali che - per ragioni statistiche - risultano più "allarmanti" nei Comuni più piccoli. Viceversa sono cresciuti moltissimo (con punte anche oltre il 40%) Comuni in aree ben servite: in questa variazione positiva sono particolarmente «premiate» le province di Verona e Padova. Inoltre, nel caso dei capoluoghi più popolosi, si registra in generale una flessione della popolazione a favore della cintura urbana: qui pesa l’attrattività dei servizi e delle opportunità abitative a costi inferiori rispetto ai centri. 
Dati occupazionali
I ricercatori hanno svolto una rielaborazione originale dei dati pubblici, stimando Comune per Comune il tasso di occupazione, calcolato dividendo il numero di occupati in rapporto alla popolazione considerata attiva statisticamente (15-64 anni). A fronte di una media regionale del 70,2% vediamo che la montagna ha un dato occupazionale molto alto nelle aree dove sono presenti grandi marchi e siti produttivi (per es. i Comuni dell’agordino, dove opera Luxottica, hanno un tasso di occupazione che va dal 77 all’80%), ma a Nord (agricoltura e turismo) il dato cambia. Le aree turistiche, montane e costiere, hanno invece un tasso di occupazione inferiore alla media regionale anche di 5-6 punti, perché "scontano" la stagionalità.  
Dati economici
Sono stati presi in considerazione i redditi da pensione (media regionale: 24.219 euro lordi l’anno) e il peso percentuale delle dichiarazioni dei redditi basse e medio-basse, cioè dai 10mila ai 26mila euro lordi l’anno (in questa fascia la media è 21.009 euro lordi l’anno). La distribuzione territoriale conferma che le aree di cui stiamo parlando finora (montane, polesine e costiere), o perché "povere" di attività produttive, o perché caratterizzate da lavoro discontinuo, producono pensionati poveri. E sono le stesse aree da dove i giovani se ne vanno, e non sempre restando in Veneto: non si tratta più solo di andare all’estero, ma anche di emigrare in regioni limitrofe che garantiscono più servizi.