VENETO: sanità, su 5,9 milioni di prime visite ed esami diagnostici solo 3,3 milioni sono effettuati dal pubblico
Le minoranze incalzano la giunta
Redazione Online
11/07/2026
"In Commissione Sanità siamo chiamati a esaminare la modifica dei criteri di ripartizione delle risorse agli enti del Servizio sanitario regionale per l'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza. Un provvedimento tecnicamente importante, che tuttavia mette in evidenza una questione politica ben più ampia: il progressivo scarto tra le necessità reali del sistema sanitario e le risorse che vengono messe a disposizione a livello nazionale". Così Riccardo Szumski, capogruppo in consiglio regionale di "Resistere Veneto". Che prosegue: "È sufficiente osservare alcuni dati contenuti nel documento. Nel 2025 i costi effettivi del sistema sanitario veneto risultavano distribuiti per il 4,1% nell'area della prevenzione, per il 53,7% nell'assistenza territoriale e distrettuale e per il 42,2% nell'assistenza ospedaliera. I parametri percentuali nazionali di riferimento previsti dal decreto legislativo 68/2011 sono invece rispettivamente del 5%, 51% e 44%. Sono differenze che meritano un'attenta valutazione, soprattutto perché dietro queste percentuali ci sono servizi, personale e bisogni concreti dei cittadini. C'è poi un altro aspetto che non va sottovalutato: il documento evidenzia che circa il 53% dei costi delle aziende sanitarie ha natura fissa. Questo significa che la rigidità dei costi organizzativi rende particolarmente difficile affrontare le variazioni dei bisogni assistenziali e le necessità di investimento semplicemente attraverso una diversa distribuzione delle risorse".
"Possiamo davvero parlare di liste d'attesa sotto controllo quando quasi la metà delle prestazioni monitorate non viene erogata dal servizio sanitario pubblico? I nuovi dati Agenas raccontano una realtà ben diversa da quella rappresentata dai soli indicatori sul rispetto dei tempi: in Veneto, ogni anno, 2,6 milioni di prestazioni tra visite ed esami prescritti non arrivano all'erogazione. È questo il dato da cui dobbiamo partire, perché dietro quei numeri ci sono persone che aspettano una diagnosi, che devono affrontare un problema di salute e che troppo spesso si trovano davanti a una scelta: pagare di tasca propria oppure rinunciare". A dichiararlo sono Chiara Luisetto, consigliera regionale del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione sociosanitaria di palazzo Ferro Fini, e il capogruppo dem Giovanni Manildo, commentando i dati Agenas sulle prestazioni ambulatoriali del servizio sanitario regionale. "La nostra Regione registra percentuali migliori di altre nel rispetto dei tempi d'attesa per le prime visite, ma questo indicatore racconta solo una parte della realtà. Se guardiamo alle prestazioni effettivamente erogate rispetto a quelle prescritte, il quadro cambia radicalmente: su 5,9 milioni di prime visite ed esami diagnostici presi in carico, solo 3,3 milioni vengono effettuati dal pubblico. È una contraddizione che la Regione non può ignorare e che fa il paio con il fatto che le visite di controllo non sono nemmeno censite e se si aspetta o si rinuncia "non si fa numero"".