CHIESA: l'addio al cardinale Camillo Ruini
Fu a lungo presidente della Cei
Redazione Online
06/17/2026
Sarà celebrato giovedì 18 giugno alle 16.30 nella Basilica di San Pietro, presieduto da Papa Leone XI, il funerale del card. Camillo Ruini, mancato il 16 giugno a 95 anni. Il feretro si trasferirà poi nella diocesi natale del porporato per una seconda celebrazione esequiale, presieduta dall’arcivescovo Giacomo Morandi nella cattedrale di Reggio Emilia venerdì 19 giugno alle 16. Oggi, intanto, la Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla si raccoglierà in Cattedrale alle 20.30 per la recita del Rosario in suffragio del cardinale, insieme a mons. Morandi.
Nato a Sassuolo il 19 febbraio 1931, dopo gli studi liceali Camillo Ruini ha compiuto presso la Pontificia Università Gregoriana gli studi filosofici e teologici in qualità di alunno dell’Almo Collegio Capranica, conseguendo la licenza in filosofia e la laurea in teologia. È stato ordinato sacerdote l’8 dicembre 1954 proprio nella cappella dell’Almo Collegio Capranica di Roma dal vescovo Luigi Traglia, vicegerente della diocesi di Roma. Il ventitreenne "don Camillo" era allora studente nella Pontificia Università Gregoriana.
Conclusi gli studi a Roma e rientrato definitivamente in diocesi nel 1957, durante l’episcopato del vescovo Beniamino Socche, è divenuto docente di filosofia nel Seminario diocesano. Dal 1958 al 1966 ha ricoperto l’incarico di assistente dei laureati cattolici e successivamente del Movimento ecclesiale di impegno culturale. Nel 1966 il vescovo Gilberto Baroni lo ha nominato delegato vescovile per l’Azione Cattolica, incarico che ha ricoperto sino al 1970. Nel 1968, istituito a Reggio Emilia lo Studio teologico interdiocesano ne è divenuto docente di Teologia dogmatica e contemporaneamente preside, formando generazioni di sacerdoti e di laici.
Lo stesso anno il vescovo Baroni gli affidava l’incarico di vicario episcopale per l’apostolato dei laici, ufficio che ha ricoperto sino al 1986. Sempre nel 1968 mons. Baroni lo nominava presidente del Centro Giovanni XXIII - "il Giovanni" come era abitualmente chiamato, con sede in via Prevostura 4 - istituzione culturale che ha guidato con saggezza e ricchezza di attività. Il 1° novembre 1975 sempre il vescovo Baroni lo nominava presidente della Consulta diocesana, poi interdiocesana, per la pastorale scolastica. Ha avuto parte attiva nell’organizzazione e nella conduzione del Sinodo diocesano sull’evangelizzazione in terra reggiana e guastallese.
La nomina ad ausiliare era solo il primo gradino di un "cursus honorum" che ha portato "don Camillo" a responsabilità sempre più alte, sino alla presidenza della Cei e a ricoprire per la diocesi di Roma l’incarico di vicario di due Papi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, nonché alla porpora cardinalizia.
Il 28 giugno 1986 Giovanni Paolo lo nominava segretario generale della Conferenza episcopale italiana; il 17 gennaio 1991 papa Woytjla lo elevava alla dignità di arcivescovo e lo eleggeva suo pro-vicario per la diocesi di Roma; il 7 marzo 1991 Wojtyla lo voleva presidente della Cei e lo creava cardinale nel Concistoro del 28 giugno 1991, del titolo di Sant’Agnese fuori le mura; il successivo 1° luglio fu nominato vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma.
Papa Woytjla lo riconfermò per due quinquenni presidente della Conferenza episcopale italiana: il 7 marzo 1996 e il 6 marzo 2001, incarico mantenuto sino al 2008. Particolarmente attese e oggetto di ampia riflessione anche per il mondo politico sono state le sue prolusioni alle riunioni dei vescovi italiani, così come i suoi puntuali interventi su tematiche ecclesiali, etiche e concernenti la politica nel suo senso più alto.
La diocesi di Roma, per voce del cardinale vicario Baldassare Reina e del consiglio episcopale, lo ha affidato "alla misericordia del Signore", riconoscendogli "una lunga e proficua vita cristiana e un servizio alla Chiesa" contrassegnato da "intelligenza nell’interpretare la presenza dei cristiani nella città". Come vicario del Papa per la diocesi di Roma è rimasto in carica fino al 2008, guidando la diocesi per diciassette anni. "Acuto nel discernere le svolte politiche e sociali del Paese - si legge nel comunicato della diocesi - ha considerato fondamentale guidare le transizioni culturali con la fierezza cattolica di essere depositari di un patrimonio di valori da non nascondere, ma da custodire e difendere", secondo il suo motto episcopale "Veritas liberabit nos".