
«Forse il ruolo del monastero, oggi, è di essere un punto interrogativo. Il mondo moderno non ha molto tempo per le domande. La cultura digitale fa di tutto per tenerci occupati, distratti, per non farci pensare troppo al senso della vita. Si dà per scontato che la questione sia già risolta: Dio è morto. Ci dice che la tua vita è solo il risultato del caso biologico. Sei libero di farne quello che vuoi. Il tuo corpo è tuo: fanne quello che vuoi. Goditi la vita finché dura… e poi finisce. E se non ti piace più, puoi anche decidere di interromperla. Il monastero, invece, ti invita a fermarti, ti invita a fare silenzio. A restare un momento solo con te stesso. A guardare la realtà, dentro e fuori di te. Sei felice? Sei in pace? Questa tua attività continua, talvolta frenetica… ha senso? Non è forse una fuga? Da cosa stai scappando?».
È un passaggio dell'ampia intervista che la superiora del monastero cistercense di San Giacomo di Veglia, Martha E. Driscoll, ha rilasciato al nostro settimanale del 24 maggio sul valore della vita monastica.




