SACILE: interessante incontro sulla bellezza del dialogo
A Palazzo Ragazzoni, promosso dal Circolo della Cultura del Bello
Redazione Online
17/05/2026

Nell'era della complessità e delle sfide globali, c'è una forza sottile ma rivoluzionaria capace di farsi motore principale della cultura e della convivenza civile: il dialogo. È questo il filo conduttore che ha guidato l'evento intitolato "La bellezza del dialogo. C'è dialogo e dialogo", svoltosi venerdì 15 maggio nella suggestiva cornice del Salone delle Feste di Palazzo Ragazzoni a Sacile. L’incontro, promosso dal Circolo della Cultura del Bello con il patrocinio del Comune, ha visto i relatori in dialogo per di confrontarsi su un tema quanto mai urgente e centrale per i nostri tempi.

Un mosaico di sguardi e linguaggi

I lavori sono stati aperti dal saluto e dall'intervento introduttivo di Claudio Morotti, presidente del Circolo, il quale ha ripreso una significativa affermazione dell’Amministrazione comunale, rappresentata dall'assessore Ruggero Spagnol, che definisce il dialogo come il motore principale della cultura. Da questa premessa si è dipanato un ricco mosaico di prospettive affidato a diversi relatori. Giovanna Ronco Di Calvo ha esplorato il tema "Il respiro del Creato", seguita da Marilena Parro Marconi che ha indagato il dialogo interiore nella poesia. Rosanna Cracco si è soffermata sul momento in cui il dialogo si trasforma in vero e proprio incontro, mentre Piervincenzo Di Terlizzi ha provocato la platea chiedendosi se sia possibile parlare di “bello” ai tempi dell’Intelligenza Artificiale. Ad accompagnare e scandire i diversi passaggi teorici è stata l'eleganza degli interludi musicali eseguiti col flauto traverso dal maestro Ermanno Giacomel, che ha proposto brani evocativi di Ortolani, Fauré, Morricone e Debussy per introdurre i vari argomenti.

L'attualità del dialogo interreligioso

All’interno di questo contesto, l’intervento di don Alessio Magoga, che ha offerto una riflessione sul dialogo interreligioso partendo dall’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Don Magoga ha voluto riportare l'attenzione su un fatto storico documentato e privo di derive mitologiche, come l’incontro avvenuto nel 1219 a Damietta, in Egitto, tra il Poverello d'Assisi e il sultano al-Malik al-Kamil, nipote del Saladino. In pieno clima di crociate, mentre gli eserciti cristiani stringevano d'assedio la città egiziana, Francesco scelse di andare oltre le linee e, ottenuto il consenso del legato pontificio, si presentò disarmato come uomo di Dio al cospetto del Sultano. L'autorità musulmana, rispettando i precetti coranici sull'ospitalità, lo accolse con rispetto e lo rimandò poi sano e salvo dopo avergli offerto dei doni.

Il segreto di quell'incontro risiede in una precisa intuizione, codificata poi dallo stesso Santo nel capitolo sedicesimo della Regula non bollata del 1221. In essa si tracciano due modalità per i frati che si recano tra i non cristiani. La prima consiste nel non fare liti o dispute, nell'essere soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e nel confessare la propria identità. La seconda prevede l'annuncio esplicito della Parola, ma solo quando piacerà al Signore. Per Francesco, dunque, la testimonianza della vita attraverso le opere viene prima delle parole, che rischiano altrimenti di essere sterili.

I frutti visibili nella storia

Se nell'immediato quell'incontro non convertì il Sultano né fermò la quinta crociata, la portata di quel gesto ha comunque generato frutti storici immensi e duraturi nel tempo. Appena dieci anni dopo, nel 1229, l’imperatore Federico II e il medesimo Sultano al-Malik al-Kamil stipularono il primo patto di smilitarizzazione pacifica di Gerusalemme, che resse per quindici anni. Inoltre, questo stile di presenza pacifica e rispettosa ha caratterizzato l'azione dell'Ordine francescano in Terra Santa, permettendogli di rimanere ininterrottamente sul territorio per oltre ottocento anni a custodia dei luoghi più sacri della cristianità, dal Santo Sepolcro a Nazaret.

Quell'abbraccio è diventato infine il paradigma del dialogo interreligioso moderno, ispirando la storica Giornata di preghiera per la pace voluta da San Giovanni Paolo II nel 1986 e trovando una continuità straordinaria nel pontificato di Papa Francesco. Proprio nel 2019, ad Abu Dhabi, nell'ottavo centenario di Damietta, il Papa e il Grande Imam di Al-Azhar hanno siglato l'importantissimo Documento sulla Fratellanza Umana, che rilancia la fede come chiamata a vedere nell'altro un fratello da sostenere e da amare. In conclusione, don Alessio Magoga ha ricordato una massima dell’esortazione Evangelii Gaudium di Papa Francesco, secondo cui è sempre prioritario avviare processi più che possedere spazi. San Francesco d’Assisi non ha cercato un risultato immediato, ma ha innescato un percorso i cui effetti continuano a parlare al nostro presente.

Avviare processi di pace

L’invito finale, emerso dall'incontro di Palazzo Ragazzoni, è dunque un appello alla tenacia e alla cocciutaggine nelle vite quotidiane di ciascuno, perché continui a dialogare superando le apparenze di ingenuità o sterilità, nella convinzione che il dialogo saprà portare, in un futuro possibile, fecondi frutti di bene.


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