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Ieri era la Giornata mondiale del Malato. Intervista da Toscana Oggi, suor Costanza Galli, primario di oncologia a Livorno, dove dirige il reparto di cure palliative parla così del suo delicatissimo lavoro: «L'affronto con molta umiltà, nel senso che ho imparato, stando accanto ai malati, che le parole possono essere superflue o addirittura dannose, che in certi momenti c'è davvero poco da fare di concreto, c'è bisogno solo di stare a condividere quello che l'altro prova, che può essere anche paura, rabbia, disperazione. La cosa più difficile è scrollarsi di dosso l'idea che noi siamo lì per dare risposte esaurienti o per risolvere problemi e capire appunto che occorre solo imparare a tenere gli occhi fissi in quelli di un uomo o una donna che ti sanno dicendo "non voglio morire", "perché"... Non pretendere di dare risposte al mistero dei misteri, né di essere utile per forza, ma solo avere il coraggio e la forza di fermarsi in quegli occhi e non fuggire».