Oggi come ogni domenica, da 38 anni a questa parte, in tutte la case di Castello Roganzuolo arriva il foglietto parrocchiale “L’Amico”. A consegnarlo personalmente a tutte le 887 famiglie della parrocchia sono 33 volontari di varia età. A realizzare materialmente “L’Amico” sono Fabio e Paolo, che hanno creato una catena di collaborazioni con contributi diversissimi (poesie, curiosità, storie del passato, notizie varie, insegnamenti…), che integrano le notizie più strettamente parrocchiali. “A quale finalità tende “L’Amico”? - si chiede il parroco don Domenico Salvador nel presentare l’annuale raccolta dei bollettini -. Mi pare che il titolo corrisponda profondamente a quello che fa. Il vero amico è sempre fedele, tutte le settimane, con pioggia, freddo, vento e il bel tempo. Non suona la grancassa né fa rumore, ma con discrezione entra in casa e la riempie della sua sapienza. Se lo leggi ti aiuta, se lo valorizzi ti ricambia, se lo diffondi ti illumina, se lo trascuri non si lamenta, se lo usi per altri scopi non si ribella, anzi, e promette di continuare visitarti”. Si mette “a disposizione delle persone per aiutarle a comunicare tra di loro, per scambiarsi idee e informazioni, per aumentare le gioie e alleviare i dolori, per favorire l’amicizia e vivere insieme nella pace”.
È arrivata, via email, una lettera del nostro missionario in Ciad don Egidio Menon. Racconta alcuni eventi significativi di questi ultimi mesi. Dal 4 al 20 dicembre è “volato” nella parrocchia di Ibipitanga, in Bahia (Brasile). “Assieme alle due sorelle Antonia e Gabriella e al fratello don Giuseppe, che ne è parroco, ho vissuto giorni intensi di vita comunitaria. Ho potuto aiutare un po’ a preparare la consacrazione della nuova chiesa parrocchiale: il giorno di S. Lucia, il vescovo diocesano, il “nostro” Dom Armando Bucciol, ne ha presieduta la solenne celebrazione. Ma soprattutto ho avuto l’opportunità di incontrare tante persone e gruppi, di constatarne la sete della Parola di Dio, di vederne la gioia di servire il Regno e di accettarne le sfide. La sfida di un Brasile in cui un progresso economico generale non elimina, ma nasconde ancora di più tanta povertà. La sfida di un cammino lento e silenzioso del vangelo (non per niente Gesù ha parlato di sale e lievito!), che si deve però confrontare ogni giorno più con tante proposte immediatiste e chiassose di innumerevoli sette. La sfida di una Chiesa che può contare sempre di più su laici attivi e su un buon numero di giovani sacerdoti della terra, gli uni e gli altri, però, bisognosi di essere accompagnati con serenità e pazienza”.
Nei giorni scorsi abbiamo avuto la fortuna di incontrare quattro sorelle decisamente longeve. Si tratta delle sorelle Lucchetta di Solighetto. La più anziana, Elda, ha festeggiato ieri i cento anni, le altre hanno 98 anni (Cesira), 91 anni (Caterina) e 90 (Ester). Elda ha accompagnato per 70 anni il fratello sacerdote, mons. Romano, non ha fatto un giorno di ospedale, è lucida e va a messa da sola. Anche le altre tre sorelle sono ancora in gamba.
Conducono una vita molto sobria, sostenuta da una fede semplice e solida. Sicuramente c’è lo zampino della genetica nel loro record di età, quindi una vita sana. Ma anche l’affidarsi a Dio e alla Provvidenza ha dato il suo buon contributo. Non credete?
“Mancano proposte formative per animatori”. “Gli animatori vanno allo sbaraglio”. “Spesso i gruppi giovanili sono guidati da animatori giovincelli inesperti”. Quante volte abbiamo sentito queste considerazioni nei nostri ambienti ecclesiali. Anche nei gruppi di discernimento per il Convegno sono risuonate. È davvero questa la realtà? Difficile dirlo, anche perché bisognerebbe conoscere bene la realtà di tutto il territorio diocesano. Comunque sia, ora la Pastorale giovanile diocesana offre alle parrocchie e alle unità pastorali la possibilità di organizzare dei percorsi di formazione guidati da esperti che vengono “forniti” dalla stesso Servizio diocesano. Scopo dei corsi è preparare gli animatori ad essere compagni di strada, disposti a incontrare i ragazzi là dove sono, ad ascoltarli, a ridestare le domande sul senso della vita e sul loro futuro, infine a sfidarli nel prendere sul serio la proposta cristiana.
Promuoviamo questa importante iniziativa diocesana. E finiamola con la lamentazione della “solitudine” pastorale degli operatori parrocchiali. Certo, non ci sono risposte per tutto, ma in molti ambiti la diocesi offre supporti preziosi. Basta volerli cogliere.
Tre mesi fa si spegneva, per sempre, la voce di Andrea Zanzotto. Lo hanno ricordato in tanti. Sull’ultimo numero dell’Azione pubblichiamo alcuni pensieri di due religiosi, il vescovo Pietro Nonis e padre Espedito D’Agostini dei Servi di Maria. Chiamandolo con il nome di battesimo e rivolgendosi ad “Andrea” con il “tu” padre Espedito, che è nato a Moriago e vive nel convento di Sotto il Monte, dove ha raccolto il testimone da padre Turoldo, ha scritto: “Continui a insegnarci l’arte di essere amici, a richiamare la necessità di avere cura della terra, a sostare dentro la storia con il coraggio di essere fedeli e la franchezza nel discernere il bello e il brutto, il giusto e l’ingiusto, l’umano e il disumano”.
La voce di Zanzotto è muta, ma il suo cuore continua a pulsare in ogni riga che ha scritto.
Rispetto dell’altro, anche di chi ha provocato una grande tragedia. È quanto ha chiesto il direttore di “Avvenire” rispondendo a una lettera pervenuta al quotidiano. Scrive Tarquinio: “Trovo insopportabile, lo dico chiaro, l’accanimento con il quale si sta mettendo in scena una sorta di grande processo mediatico al pur «censurabile» e «indifendibile» capitano Schettino. E penso che, su qualche prima pagina, si sia già arrivati rabbiosamente alla sentenza: la lapidazione. Ho provato a immaginarmi nei panni di quest’uomo (mi hanno insegnato a sforzarmi di farlo sempre quando scrivo o parlo di qualcuno) e capisco che non riuscirei a darmi pace per la terribile catena di errori commessi e mi rendo conto che tutto ciò che continua a essere pubblicato (con maggiore o minore misura, spesso con violenza) non farebbe che rendere più assoluta e irrimediabile la mia disperazione… Mi auguro che altri compiano il mio stesso esercizio. Del resto inquirenti e magistrati (anche battibeccando tra loro) stanno già facendo ciò che devono e i fatti parlano chiaro. Lasciamo perciò perdere il rito della pece e delle piume, delle sassate e del pubblico ludibrio… Un’altra tragedia».
Prima di criticare Tarquinio per queste parole prendiamo in mano il vangelo e rileggiamolo. Con attenzione.
L’approfondimento dell’Azione che arriva oggi agli abbonati è dedicato al tema dell’evasione fiscale. Tra gli interventi anche una riflessione del vescovo Corrado. “Pagare le tasse è uno dei modi concreti e immediati con cui ognuno è chiamato a contribuire al bene comune secondo le proprie capacità - scrive il Vescovo -… È necessario che ognuno di noi superi una mentalità individualistica che lo porterebbe a pensare solo ai propri interessi… e che lo Stato non solo imponga i tributi con razionalità e giustizia, ma anche che usi rigore e integrità nell’amministrazione e nella destinazione delle risorse pubbliche (dal Compendio della dottrina sociale della chiesa).
“Più vado avanti nella vita, più sento il bisogno di tacere. Il silenzio mi è caro, è uno spazio che mi consente di ascoltare al di là delle parole. Io so che il silenzio mi guarisce”.
È un pensiero tratto dal libretto “Presenze nel silenzio” in cui Serena Barbero ha raccolto pensieri di Antonia Simionato, missionaria laica della nostra diocesi in Africa, mancata sette anni fa. Assolutamente da leggere.
In angolo d’Africa, precisamente la diocesi di Natitingou in Benin, si può toccare con mano quanto riesce a fare la solidarietà della nostra gente. Interventi di ristrutturazione della cattedrale, il nuovo ospedale Santa Bakhita, una scuola lavoro per lo sradicamento del matrimonio forzato, una scuola materna, un’azienda agricola: sono i tasselli di bene realizzati dalla diocesi di Vittorio Veneto mediante la Caritas, tante singole persone, alcune parrocchie e le associazioni Famiglie rurali (Afr) e Insieme con l’Africa. L’ultimo tassello, ancora in fase di realizzazione, è la nuova cappella delle confessioni presso il santuario di Notre Dame de l’Atacora, che sarà dedicata alla Madonna dei Miracoli di Motta.
È importante questa relazione tra la nostra Chiesa, un po’ stanca e talora ripiegata su se stessa, e la giovane, vivace e ottimista Chiesa di Natitingou.
Ieri a Oderzo si è tenuta l’annuale assemblea diocesana della Caritas. Sono stati forniti dati sulle attività dei Centri di Ascolto. Ecco una sintesi: 11.600 persone hanno bussato alle porte dei Centri di Ascolto; 9.300 sono state le borse-viveri distribuite; 12.792 le persone che hanno ricevuto indumenti e 4.032 quelle che hanno ricevuto mobili; quasi il 30% dei richiedenti è originaria del Marocco mentre gli italiani sono il 13%.
E poi c’è quello che non può essere riportato in un resoconto statistico, ovvero i tanti drammi umani di cui gli operatori Caritas vengono a conoscenza. Drammi ai quali, spesso, non possono dare risposta: ad esempio, il 30% delle richieste riguarda la ricerca urgente di un posto di lavoro, in molti casi da parte di uomini che devono mantenere moglie e figli.
Mentre oggi partecipiamo alla messa domenicale ricordiamoci di questa realtà e soprattutto ricordiamoci che Dio ha messo noi al mondo per alleviare le fatiche del prossimo.