“Lo rivedo tra i banchi partecipare con gioia alle celebrazioni assieme a tutta la gente con uno stile di fraterna semplicità che toccava il cuore dei partecipanti. Oggi non è, come sempre prima, tra i banchi; sta davanti a noi tutti o, meglio, davanti al Signore”. È il saluto di mons. Vincenzo Paglia ad Oscar Luigi Scalfaro, il presidente della Repubblica emerito, scomparso il 29 gennaio a 93 anni, e del quale ieri il vescovo di Terni-Narni-Amelia e assistente ecclesiastico della Comunità di Sant’Egidio, ha presieduto i funerali, celebrati in forma privata nella basilica di Santa Maria in Trastevere. “Ha sempre manifestato la sua fede, senza tuttavia ostentarla”, ha proseguito mons. Paglia: “Per lui la fede era fonte di ispirazione per la vita, era un sostegno per conservare l’integrità nei comportamenti, era la forza per l’impegno civile e politico. Per questo non ha mai voluto abbandonare il distintivo dell’Azione Cattolica nella quale era entrato militante fin da giovane. L’impegno nella vita pubblica, anche in quella politica, non significò mai mettere da parte la professione della sua fede cristiana. Semmai, era proprio dalla fede che traeva il disinteressato impegno in favore del bene comune del Paese, dell’intera società, dell’Europa”. “Il giovane Oscar Luigi Scalfaro – ha sottolineato mons. Paglia – non ha mai pensato la sua fede staccata dalla militanza nella politica, senza confondere i piani, sino al termine dei suoi giorni”. Parole, queste, che riecheggiano anche nel telegramma inviato da Benedetto XVI: “Si è adoperato per la promozione del bene comune e dei valori etico-cristiani propri della tradizione storica e civile dell’Italia”. “Da uomo di governo – le parole del presidente Giorgio Napolitano – ha lasciato l’impronta più forte nella funzione da lui sentitissima di ministro dell’Interno. Da presidente della Repubblica ha fronteggiato con fermezza e linearità periodi tra i più difficili della nostra storia. Da uomo di fede, da antifascista e da costruttore dello Stato democratico, ha espresso al livello più alto la tradizione dell’impegno politico dei cattolici italiani”.

Un grande italiano. “Il presidente Scalfaro è stato anche un grande italiano”, ha esclamato il vescovo: “Ha speso l’intera sua vita per l’Italia, impegnandosi negli anni della ricostruzione e dello sviluppo e poi combattendo perché conservasse la struttura costituzionale stabilita negli anni del dopoguerra. È stato figlio di questo Paese e assieme ne è stato un grande servitore. Nel corso del Novecento sono state molteplici e talora apicali le responsabilità che lo hanno visto in prima linea”. Per mons. Paglia, il presidente scomparso “ha amato questa patria terrena con passione, con tenacia, anche con caparbietà sino all’ostinazione”. Ne è un esempio “la sua passione nella difesa della Costituzione repubblicana”, il suo impegno perché quel “patto che ci lega” – come amava dire – “fosse rispettato nella lettera e nello spirito, senza dimenticare il bisogno di modifiche da apportare ma, appunto, nello spirito che l’ha fatta nascere”. “Oggi il nostro Paese perde un grande credente e un grande cittadino”, ha concluso mons. Paglia, che rivolgendosi idealmente al presidente Scalfaro ha aggiunto: “A noi mancherai. Ci mancheranno le tue parole, il tuo sorriso, i tuoi consigli, le tue impennate, il tuo rigore, la tua testimonianza di credente, la tua umanità profonda, il tuo amore per questo nostro Paese”.

La Bibbia e la Costituzione. Mons. Paglia ha ricordato l’ultima sua visita al presidente: “Ieri mattina, quando sono giunto al suo capezzale, mentre la morte – arrivata dolce e senza traumi, forse a ricompensa di altri che aveva dovuto soffrire nella vita – mi è caduto lo sguardo sul suo comodino, accanto al letto: vi erano poggiati la corona del rosario, la Bibbia, le Fonti Francescane e la Costituzione Italiana. Si potrebbe dire che Scalfaro era tutto qui”. “Sto bene”, le ultime parole sussurrate alla figlia Marianna, che gli è stata accanto tutta la vita e che ha “avuto la consolazione di sorreggerlo” tra le sue braccia proprio mentre, “senza soffrire, è spirato”.

La devozione alla Madonna. All’inizio della sua omelia, mons. Paglia ha ricordato la devozione mariana di Scalfaro, che “per l’intero corso della sua vita, ha sentito in profondità il bisogno di una presenza materna nella vita dei credenti, nella vita degli uomini, spesso indurita dalla violenza e dall’abbandono. Tutti abbiamo bisogno di una protezione materna, nessuno è così forte da poterne fare a meno”.

Fede e politica. Ultimamente Scalfaro, ha ricordato mons. Paglia “consapevole delle difficoltà del Paese ma anche dell’urgenza di una nuova consapevolezza, amava ricordare un episodio che diceva avesse segnato in lui una svolta nella coscienza del primato del bene comune del Paese. Raccontava che lo colpì il fatto di alcuni parlamentari che al mattino, nell’approntare le leggi ordinarie, si scontravano e non solo verbalmente, mentre nel pomeriggio, impegnati nella scrittura della Costituzione, si trasformavano: le differenze del mattino – quelle legate ai pur legittimi interessi di parte – venivano accantonate per far emergere la comune volontà nel delineare le fondamenta su cui costruire il Paese distrutto dalla guerra. ‘Avevo 27 anni, allora, e non ho mai più dimenticato quella scena’, concludeva il presidente, come ad auspicare anche oggi lo stesso spirito”.

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