“La stabilità non è sufficiente, servono crescita e occupazione”. Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, ha concluso ormai a notte inoltrata il vertice Ue del 30 gennaio ribadendo un concetto che dovrebbe apparire ovvio. Una frase che gli è servita per spiegare a grandi linee che “il summit è stato un successo”, ovvero l’Europa ha ritrovato una intesa decisiva “per andare oltre la crisi” e porre le basi per il rilancio dell’economia reale e del lavoro. Questo almeno stando alla “dichiarazione” adottata al termine dell’incontro dei 27 capi di Stato e di governo tenutosi ieri a Bruxelles.

Il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha infine sentenziato: “Abbiamo cercato un accordo per ritrovare la fiducia dei mercati e soprattutto quella dei cittadini”. L’Ue può dunque riprendere il cammino, che in questi ultimi tre anni si era arrestato per via della crisi finanziaria, della instabilità dei conti pubblici della gran parte dei Paesi dell’Eurozona e anche di quelli che non adottano la moneta unica. Anche se, a ben vedere, il summit ha voluto sancire alcuni atteggiamenti virtuosi che ogni Paese dovrebbe normalmente perseguire, accostando conti pubblici sani e investimenti di medio-lungo periodo per favorire lo sviluppo dell’economia e il lavoro in un contesto di forte competizione internazionale. Ora si tratta di passare – come hanno ribadito praticamente tutti i leader – dalle parole ai fatti.

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