“Sono conscio d’essere mandato a una Chiesa viva, ben presente sul territorio”, che sa “esprimere con una fede capace di farsi cultura ma, soprattutto, a una Chiesa che ha una lunga storia scandita dalla santità, anche ordinaria, di molti suoi figli e figlie”. Così questa mattina mons. Francesco Moraglia, patriarca eletto di Venezia, nel suo primo saluto alla diocesi in cui ha rivolto il pensiero a S. Pio X, al beato Giovanni XXIII e al servo di Dio Giovanni Paolo I. “Vengo – assicura mons. Moraglia - col desiderio di ascoltare, per capire e conoscere quanto lo Spirito vuol dire a questa Chiesa, nella logica sinodale del comune cammino delle diocesi del Triveneto verso Aquileia 2”.
“Ho voluto idealmente aprire il mio cuore a tutta la città, all’intera diocesi, a ogni uomo e donna che il Signore mi vorrà fare incontrare”. “Tutti – prosegue - porto nella preghiera e a tutti chiedo la carità della preghiera; in modo particolare la chiedo ai piccoli, ai malati, agli anziani, ai bambini”.
“A quanti, nelle differenti vocazioni e stati di vita, concorrono a formare il volto della Chiesa di Dio che è in Venezia, domando aiuto, collaborazione e assunzione di corresponsabilità”. Oltre che ai giovani, il pensiero del neopatriarca va anche ai cristiani di altre confessioni, alla comunità ebraica, ai credenti di altre religioni e ai non credenti “auspicando, per quanto possibile, un comune impegno per l’uomo”.
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