L’educazione “è la via privilegiata per imparare l’umiltà e la bellezza della vita, come dono e chiamata di Dio”. Così mons. Mariano Crociata, segretario generale Cei, nell’omelia della messa presieduta oggi 31 gennaio, memoria di san Giovanni Bosco, presso l’Università Pontificia Salesiana. L’educazione, spiega il presule, “è, prima che una attività settoriale, una dimensione costitutiva dell’esistenza, che la attraversa per intero”.

Rammentando che tra i “santi educatori” di cui “si decanta l’esemplarità e si reclama la necessità”, gli Orientamenti pastorali fanno riferimento solo a san Giovanni Bosco “rimandando alla sua proverbiale idea che ‘l’educazione è cosa del cuore’, a cui però subito si aggiunge che ‘Dio solo ne è il padrone’”, mons. Crociata definisce il Santo “modello e maestro”.

“Il vero educatore – chiarisce infatti - si sente scomparire dentro lo spazio spirituale dell’iniziativa divina, e non ha altra aspirazione che quella di lasciarsene guidare lui per primo. Egli intuisce il bene che Dio vuole per le sue creature e le dispone a riconoscere e ad accogliere il bene che viene da Dio. Non insegna ad altri se non ciò che egli per primo ha applicato a sé e assimilato”. Inoltre l’educatore “insegna imparando, guida altri facendosi ogni giorno conducente di se stesso, si lascia educare dai propri allievi”.

Secondo mons. Crociata, “un educatore ha cura di sé in misura pari a quella che riserva a coloro che gli sono affidati. Non perché vive ripiegato su di sé, ma perché nella relazione educativa, tutta protesa al bene di chi sta crescendo, verifica continuamente e riproduce in sé quegli atteggiamenti, quei pensieri, quei comportamenti che vorrebbe vedere realizzati nell’educando”.

Ritornando a riflettere sull’educazione, il segretario Cei sottolinea che essa “insegna l’atteggiamento forse più profondamente umano, che costituisce anche il segno distintivo della raggiunta maturità, e cioè il vivere per amore del bene dell’altro, come due genitori di fronte all’esperienza della nascita di un figlio”. C’è, rileva, “una inconfondibile corrispondenza tra cura della propria forma spirituale e dedizione educativa. Gli adulti che non sanno educare non sono essi stessi veri adulti né persone vere”.

L’educazione, conclude il presule, “ci riporta semplicemente alla verità elementare della centralità della persona, dell’attenzione e della cura per la sua autentica e integrale riuscita”.

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