Delle parole del premier Mario Monti sulla “monotonia” del posto fisso hanno con Antonio De Napoli, portavoce del Forum nazionale dei giovani, e con gli economisti Stefano Zamagni e Carlo Dell’Aringa. “Non vogliamo annoiarci e il posto fisso non è un tabù, ma la flessibilità non può essere a senso unico, altrimenti cessa di essere flessibilità per diventare precarietà ad oltranza”, afferma De Napoli.

“A differenza di vent’anni fa – spiega Zamagni –, oggi il ciclo lavorativo non corrisponde più alla durata media della vita lavorativa – 40 anni –, ma deve essere scandito almeno da tre diversi cicli tecnologici”. Per questo i giovani devono “essere aperti e disponibili a passare da una mansione, da un’impresa e da una città all’altra” attrezzandosi “culturalmente e professionalmente a essere lavoratori multitasking”. Il vero nodo, secondo Zamagni, “non è garantire il cosiddetto ‘posto fisso’, ma il ‘lavoro fisso’: è il lavoratore che va difeso, non il posto!”.

Da Dell’Aringa un invito ai giovani “ad essere più dinamici per affrontare le sfide del futuro”, e alle istituzioni “a mettere in campo”, in caso di “mobilità involontaria”, “ammortizzatori sociali efficaci per sostenere il reddito dei lavoratori”. Per l’esperto servono inoltre “servizi all’impiego in grado di aiutare e indirizzare i giovani in una mobilità da un posto di lavoro ad un altro”.

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