L'ultima cosa di cui ha bisogno il nostro Paese in questo momento è uno scontro sulla presenza del crocifisso nelle scuole, che rinfocolerebbe la contrapposizione sulla laicità dello stato e distoglierebbe da tanti altri problemi urgenti. E l’ultima cosa di cui ha bisogno la Chiesa del nostro Paese è la confusione tra le giuste ragioni per respingere la sentenza della Corte europea e il tentativo di tirare la Chiesa dalla propria parte politica mostrando indignazione contro la sentenza.
Tuttavia la sentenza c’è e non si può ignorare, e non si può non esprimere a nostra volta un giudizio su di essa. Anche perché è espressa da un organismo, la Corte europea dei diritti umani, la cui natura e il potere non sono del tutto chiari. Non è infatti un organo del Consiglio europeo, istituzione dell’Unione europea, ma del Consiglio d’Europa che non fa parte dell’Unione e il cui nome induce a fare una gran confusione. Molti esperti esprimono dubbi sul valore di una sentenza del genere o lo negano del tutto.
Lasciamo, per ora, da parte la questione della validità ed efficacia della sentenza e ragioniamo nel modo più pacato possibile sulla questione che ha sollevato.
Per un credente cristiano il crocifisso rappresenta l’atto estremo di amore di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, che si è lasciato uccidere dalla cattiveria umana per liberare noi uomini e donne dal dominio del male e ci ha offerto la possibilità di riconciliarci con Dio e partecipare alla sua vita eterna. Rappresenta il nucleo centrale della nostra fede. Non si è cristiani se non si crede in questo fatto accaduto nella nostra storia e se non si decide di cambiare la vita conformandola a quella di Gesù che è rimasto fedele a ciò che ha insegnato fino alla morte. Noi credenti desideriamo avere questo segno sempre davanti agli occhi per ricordarci chi siamo e come dobbiamo vivere. Ci dispiace sommamente che sia tolto dalle scuole e da altri luoghi pubblici, ma se questo serve per una convivenza più pacifica e fraterna, in questa nostra società che ha perso in gran parte questa fede e nella quale c’è ormai la presenza di altre religioni, non facciamo guerre per impedire la sua rimozione. Questo corrisponde a quel tipo di rapporti tra persone che lui, il Crocifisso, ha praticato e per i quali è morto. Anzi, egli ha anche indicato come una via utile per evitare confusioni e contrasti la distinzione tra il piano religioso e quello politico.
Tuttavia è da considerare bene se veramente togliere il crocifisso serve a migliorare la nostra vita sociale. Molti, penso la maggioranza, contando gli interventi sulla stampa e in televisione, compresi atei e agnostici, sono convinti che nella lunga storia dell’Europa questo segno abbia espresso un insieme di idee secondo le quali è stata plasmata la convivenza dei popoli del continente, idee che sono rimaste anche prescindendo dalla radice religiosa da cui sono nate. Sono idee universali sulle quali si tenta di far convergere tutta l’umanità al di là delle varie religioni. Da noi, nella concretezza della nostra cultura e storia, tali idee sono legate a questo simbolo e quindi sembra opportuno mantenerlo, senza per questo mettere in pericolo la giusta distinzione tra sfera religiosa e politica.
D’altra parte domandiamoci: è ragionevole una neutralità assoluta delle istituzioni democratiche rispetto ad ogni sentimento religioso? È realistico separare in maniera così radicale le istituzioni politiche dal vissuto concreto di una società animata da sentimenti e pratiche religiose? Non è forse un impoverimento sia della vita sociale sia della politica? Non è forse una di quelle “pulizie” per ottenere una “purezza” che scarnifica la realtà e si dimostra alla fine disumana? Sono domande sulle quali è bene riflettere. Nella riflessione mettiamo pure anche tutte le deformazioni che questo segno ha subito lungo la storia. Ricordiamo pure la croce dei crociati e altri suoi usi violenti. E poi, messo tutto in conto, vediamo se non sia più opportuno lasciare questo segno la cui rimozione turberebbe molte più persone e convincere, invece, del suo valore umano chi è turbato per la sua presenza.
Un’altra chiarificazione è urgente e questa riguarda noi credenti e la Chiesa di cui facciamo parte. Dobbiamo essere estremamente vigili che la reazione contro la sentenza della Corte di Strasburgo non diventi per qualcuno strumento di lotta politica. È già successo nel passato che il crocifisso fosse impugnato come una spada. Sarebbe la profanazione più grave, molto più che toglierlo dalle pareti della scuola. Da segno di non violenza assoluta diventerebbe segno di violenza. Da segno di fratellanza, segno di divisione. Può diventarlo quando la fede è vissuta con intransigenza e intolleranza contro chi non la condivide. Può diventarlo quando la fede non è per niente vissuta con convinzione e non è trasformata in conversione di vita, ma è usata solamente contro altri. Può diventarlo quando la difesa del crocifisso serve solamente per accaparrarsi l’appoggio influente della Chiesa. Queste ambiguità sono più deleterie per la vita cristiana degli attacchi violenti ed espliciti contro la fede. Gesù, il Crocifisso, li ha sempre smascherati con le sue implacabili denunce nei confronti dei “sepolcri imbiancati”, che sono stati poi quelli che lo hanno messo in croce.
Giampiero Moret
Commenti
Franco (dalla diocesi di Venezia)
questo suo messaggio dovrebbe farlo consegnare ad ogni singola abitazione
anche a chi va in piazza alla ricerca di firme solo per un fatto politico strumentale.franz
grazie di aver strappato il velo di ipocrisia che copriva questo argomento di attualità.
Da cattolico "attivo" non mi sento turbato assolutamente dalla presenza o meno del
crocifisso nelle aule scolastiche.
Quello che mi preoccupa maggiormente è che non si prega nelle famiglie.
Cinque anni fa mi sono sposato. E' possibile che nessuno abbia pensato di regalarci
un crocifisso da mettere in casa? Quanto conta il crocifisso nella nostra società?
Credo, come genitore, di dovermi preoccupare di come dare ai miei figli un'educazione
cristiana in una società che propone come "normalità" comportamenti in netta
contrapposizion e alla morale cristiana.
Se ci sarà o no il crocifisso in classe quando andranno a scuola sarà l'ultimo dei miei
problemi.
Cordiali saluti
Stefano Titotto
Altivole