La corruzione? È solamente un acquazzone elettorale. Uno dei tanti casi che puntualmente scoppiano in occasione delle elezioni. Vedrete, passate le elezioni tornerà il sereno. Quindi apriamo l’ombrello e aspettiamo che passi.

Sarà anche un acquazzone, ma è uno di quelli che mettono a nudo la fragilità del sistema paese, come gli acquazzoni dei giorni scorsi che in Calabria hanno fatto franare una montagna e hanno confermato la disastrosa situazione idrogeologica del nostro territorio nazionale. La corruzione di cui tanto si parla in questi giorni non è un caso più o meno gonfiato ad arte in clima elettorale, ma un ennesimo segno del marciume che regna nel nostro Paese a tutti i livelli.

Bene ha fatto il governo a proporre una legge che colpisca duramente i corrotti e i corruttori, che non sembrano essere solamente pochi “birbantelli”, perché allora non si capisce questa drastica reazione. L’inasprimento delle pene ci vuole, ma non basta per risanare il Paese. È l’ultima barriera difensiva contro i danni provocati dalla corruzione. Per un risanamento generale bisogna operare a monte, mettendo in sicurezza tutto il territorio instabile, che in questo caso è la società intera in tutte le sue articolazioni.

Sbarazziamoci però di alcuni luoghi comuni, che sono risuonati anche in questi giorni. È sbagliato e ingiusto affermare che noi italiani siamo geneticamente corruttori e corrotti per cui, essendo così fatti per natura, nessuno potrà cambiarci. Penso che molti si sentano offesi perché hanno la coscienza di sforzarsi di agire onestamente e vedono anche tanti onesti attorno a loro.

Si tratta, invece, di un malcostume diffuso, anche a causa delle vicende storiche attraverso le quali si è costituito lo stato italiano con le sue leggi e istituzioni. Come si è creato questo tessuto perverso, così lo si può anche stracciare. È anche da respingere il mito che la società è sana, mentre tutto il male proverrebbe dal ceto politico essenzialmente corrotto.

La corruzione c’è ovunque, ma si può combattere, innanzitutto, con una mobilitazione generale per una vasta opera di educazione civica che parta dalla famiglia e continui nella scuola e nelle comunità cristiane. E si concretizzi, poi, in una radicale riforma delle istituzioni, fino alla emanazione di leggi penali che sanzionino comportamenti delittuosi ben definiti.

Gli ultimi casi che hanno suscitato il timore di una nuova tangentopoli, peggiore della prima, hanno fatto emergere, in particolare, un maligno intreccio tra politica e affari. È certamente uno dei nodi che bisogna sciogliere. È stupefacente come ormai si consideri normale un comportamento che di fatto demolisce la vita sociale. In questi giorni è stata pubblicata un’intervista (non una intercettazione) del titolare dell’impresa toscana Btp Spa, spesso citato dalle cronache di questi giorni, in cui ammette di essere ricorso a raccomandazioni di potenti politici per farsi assegnare degli appalti nel vasto ambito di opere di competenza della Protezione civile. Il giornalista gli fa presente che non è questa la via giusta per aggiudicarsi degli appalti e l’impresario si mostra stupito e risponde: “Perché? I politici non sono mica dei delinquenti che bisogna fuggire? Sono lì proprio per questo!”. Questa è la mentalità: i politici sono lì per concedere favori e i favori esigono sempre una contropartita.

Questo pericoloso intreccio tra politica e affari è favorito anche dalla smania che spesso prende il politico di realizzare subito grandi cose per mostrare la sua bravura e consolidare il consenso. Ben venga la politica efficiente che non si perda in chiacchiere, ma l’efficienza deve essere raggiunta nel rigoroso rispetto delle leggi. La tentazione di arrivare subito ai risultati, senza sottilizzare sui mezzi usati, è fortissima. È uno dei pericoli costanti nell’esercizio del potere. Bisogna conservare l’apporto della tradizione liberale, per la quale il potere politico deve innanzitutto essere messo in situazione di non degenerare, attraverso tutta una serie di pesi e contrappesi. Primum non nocere, dicevano gli antichi della medicina, perché se ti guarisce portandoti alla tomba, non serve. Così è del potere politico: deve, sì, realizzare tutto ciò che serve per una buona convivenza, e per molti aspetti solo lui ha la capacità di farlo, ma senza combinare guai. I guai si evitano con la stretta osservanza delle leggi e se le leggi non funzionano bisogna trovarne di migliori, ma nel più assoluto rispetto del senso genuino della democrazia, che è quello di realizzare ciò che è utile per il vivere comune con il massimo della partecipazione di tutti. Una delle cause della corruzione dilagante è la perdita di queste convinzioni fondamentali.

Giampiero Moret

Commenti

Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
Invia commento