É  ufficialmente aperta la campagna elettorale per il rinnovo dei governi regionali. Una campagna difficile per il clima di esasperata contrapposizione che regna nel Paese.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sentito il bisogno di scrivere una lettera al vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino, dove esprime il timore che siano alimentate “nuovamente drastiche contrapposizioni non solo tra opposte parti politiche, ma anche tra istituzioni, poteri e organi dello Stato”. Il capo dello Stato si riferisce esplicitamente agli “sviluppi di delicate vicende processuali”, cioè alla sentenza della Corte di Cassazione che prescrive il reato di corruzione a carico dell’avvocato inglese Mills, nel quale è implicato anche il presidente del Consiglio Berlusconi. Questi, applaudendo alla sentenza di Roma, si era scagliato contro la magistratura di Milano definendola “banda di talebani” e dichiarandola “peggio della criminalità”. È questo che preoccupa soprattutto il capo dello Stato. Uno scontro tra governo e magistratura, fondamentali istituzioni dello Stato, è come una malattia che colpisce gli organi vitali del nostro corpo. Da qui il “vivissimo auspicio che prevalga in tutti il senso di responsabilità e della misura”.

In questi giorni è stato pubblicato un libro che raccoglie 600 dei 50 mila messaggi inviati a Silvio Berlusconi in seguito all’aggressione subita a Milano.

 orta questo titolo “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio” e si apre con una lettera del presidente in cui scrive: “Quando dall’ospedale, ho lanciato questo messaggio, in molti hanno ironizzato: io resto convinto che questa sia la via giusta per uscire dai problemi del nostro paese”. Lo slogan si presta veramente a facili ironie e considerando la piega che lo scontro politico ha preso da quando è sceso in campo Berlusconi, suona in maniera ambigua. Diciamolo, non è che Berlusconi si presenti come un tipo mite e umile di cuore, per citare il Vangelo. È sceso in campo, lancia in resta, considerando tutti coloro che non erano d’accordo con lui dei pericolosi comunisti, suscitando una reazione altrettanto violenta.

Usiamo con estremo rispetto e sobrietà parole grandi come l’amore, che per un credente cristiano racchiudono tutto il mistero della vita. Buttate così direttamente nelle diatribe politiche, lasciano perplessi. L’amore sta certamente anche alla base di ogni autentico impegno politico. Lavorare per il bene comune, come deve fare ogni politico, è certamente espressione di amore gratuito. Ma deve rimanere la forza profonda e nascosta che trova la sua verità nella effettiva realizzazione del bene di tutti.
In primo luogo l’amore deve manifestarsi accogliendo con tutta convinzione l’appello del presidente Napolitano ad evitare lo scontro tra poteri dello Stato. Bisogna fermarsi su questa china pericolosa. Credo che la maggioranza della gente sia confusa. Se ci sono questi “talebani” della giustizia bisogna scovarli e incastrali con dati incontrovertibili, mentre il governo non deve far nulla che provochi il sospetto che sia fatto in funzione del premier e non del bene comune. Allo stesso modo è necessario abbandonare la strada della reciproca delegittimazione tra maggioranza e opposizione, perché blocca la democrazia in un vicolo chiuso.

La maggioranza degli italiani ha scelto Silvio Berlusconi, ha espresso fiducia in lui. Egli dimostra di amare il popolo italiano se riuscirà a portare a termine le riforme di cui il Paese ha bisogno. Ha la forza per farle, ma trattandosi di riforme che toccano la Costituzione, deve farle con un minimo di condivisione come esige la sana democrazia. Che l’amministrazione della giustizia debba essere più rapida, che la struttura dello Stato debba assumere una forma federale, senza danno all’unità, che l’insieme dei servizi sociali (welfare) debba essere modificato senza pregiudicare la solidarietà sociale, che l’economia acquisti più competitività assicurando il lavoro per tutti, su queste e altre riforme c’è una volontà comune. Ma perché la volontà di collaborazione non sia ipocrita è necessario il reciproco riconoscimento e perché la volontà delle riforme arrivi a decisioni accordate, si deve puntare ad esse con tutte le forze senza lasciarsi distrarre da altre preoccupazioni.

L’amore vince su tutto. Lo cantava anche Virgilio: “Omnia vincit amor”. Ma amore è la parola più ambigua che esista. Per un cristiano il senso vero è quello che le ha dato Gesù. Ma nel laico discorso politico è meglio non usarla e sostituirla con i fatti.

Giampiero Moret

Commenti

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Nonostante nella Chiesa ci siano lodevoli iniziative, come il contributo per chi ha perso il lavoro e nonostante le belle parole del vescovo mons. Plotti alla Settimana Sociale, permangono delle note stonate. E i fatti sono questi: Il cardinal Ruini che, in gennaio, come un capo di stato, riceve a casa sua prima Fini e Casini, poi Berlusconi e Letta per concordare elezioni regionali e leggi varie. Poi in febbraio i patti tra mons. Bagnasco e Berlusconi presso l’ambasciata italiana per ottenere la cancellazione del previsto taglio dei finanziamenti alla scuola privata.
Come cittadino sono indignato perché le leggi si fanno in parlamento e non devono essere soggette ad accordi privati tra stato e Chiesa. La Chiesa deve riconoscere la sovranità dello stato e della democrazia. Svuotare la democrazia è un grave errore. Inoltre per trenta denari, vale la pena svendersi a Berlusconi? Evitiamo questi pasticci!
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