
Con questo numero termina la rubrica “Ricordiamo i nostri preti”. L’avevamo lanciata più di un anno fa, in occasione dell’apertura dell’Anno sacerdotale. L’idea era semplice: invitare i lettori a ricordare un sacerdote significativo incontrato nel corso della propria vita.
Partimmo un po’ titubanti: non eravamo certi che la rubrica potesse “reggere” per un anno. Ma fin dalle prime settimane capimmo che l’idea era apprezzata. In redazione cominciarono ad arrivare richieste di informazioni e articoli da tutta la diocesi. Alla fine abbiamo dovuto prorogare il termine della rubrica: dall’11 giugno (conclusione dell’Anno sacerdotale) a quest’ultimo numero prima della pausa estiva.
Ora è possibile trarre un piccolo bilancio di questa iniziativa. Tanti contributi sono arrivati da gente semplice, da credenti che non ricoprono particolari posizioni all’interno della Chiesa (commoventi le lettere scritte, con calligrafia incerta, da anziani).
La maggior parte dei sacerdoti ricordati sono stati parroci di paese, la “prima linea” della nostra Chiesa. Preti abituati a sporcarsi le mani e a condividere fatiche e speranze della gente.
Le qualità spirituali e umane messe in risalto nei vari ricordi sono state: la solidarietà, l’umiltà, la condivisione, la fedeltà al Vangelo e alla Chiesa, la spiritualità, la preghiera, la vicinanza a tutti senza distinzione, la spontaneità, la franchezza del carattere.
Per questi preti, come ha scritto di recente don Antonio Mazzi su “Famiglia Cristiana”, la vita è stata dare la vita; la morte è stata la loro risurrezione, la parrocchia l’orto degli ulivi o la barca sbattuta dalle onde. Sono stati testimoni credibili del Signore risorto, hanno dato ragione della speranza che li abitava, hanno conformato il più possibile la loro vita al Vangelo.
I tanti articoli pervenuti ci hanno dimostrato, concretamente, che agli occhi della nostra gente l’immagine Chiesa è ben diversa da quella descritta dai mass media. E questo non vale solo per gli anziani. Basti pensare a quante coppie adulte hanno affidato quest’estate, con fiducia, i loro figli a parrocchie e associazioni ecclesiali per un’esperienza di grest, camposcuola, volontariato, pellegrinaggio... C’è in tanti la convinzione che la Chiesa, pur con tutti i suoi limiti, sia ancora una realtà che sa comunicare e far vivere i veri valori che danno senso all’esistenza.
Certo, gli scandali che hanno per protagonisti i sacerdoti fanno male, innanzitutto a chi subisce la violenza quindi all’intera Chiesa. Lo ha riconosciuto con schiettezza e coraggio papa Benedetto: «Il danno maggiore la Chiesa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità». E ancora: «Anche noi chiediamo insistentemente perdono a Dio e alle persone coinvolte, mentre intendiamo promettere di voler fare tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più».
L’infedeltà di pochi non può oscurare la generosità di molti che attraverso il Vangelo e i sacramenti continuano ad aprire il mondo a Dio e a rendere più umano il nostro territorio. Nella consapevolezza, come dice don Mazzi, che “la sicurezza, la serenità, la mietitura, l’efficacia del lavoro del prete si chiama Cristo”.
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