Sono passati dieci anni dall’attentato alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001. Una data ben impressa nella mente di tutti. Un fatto che ha avuto una ripercussione enorme in tutto il mondo. Noi siamo un giornale locale che si interessa prevalentemente dei fatti del nostro territorio, tuttavia anche la nostra vita è stata toccata, sotto vari aspetti, da quanto è successo allora.

Perfino la vita religiosa è stata interessata da quell’evento. Forse è stato l’aspetto meno rilevato nel mare dei commenti. Ma anche Dio è stato chiamato in causa, con quella domanda angosciosa che risuona sempre di fronte ai fatti terribili che sconvolgono la vita: Dio dove eri? Fu questa la domanda che si ripeté soprattutto di fronte alla Shoah, ma che si è sentita anche in questa occasione. Perché non sei intervenuto, Dio, a fermare lo scatenarsi di tanta malvagità umana? Tanto più sconcertante è questa domanda in quanto coloro che hanno concepito e attuato il terribile atto, lo hanno fatto in nome di Dio e per la sua gloria. Qualcuno ha subito tirata, o confermata, la conclusione che la religione sia fonte di violenza e che sarebbe meglio se sparisse dalla faccia della terra: si vivrebbe più in pace. Credo, invece, che essendo la fede religiosa la forza potentissima che deriva all’uomo dal fatto di essere aperto all’insondabile mistero di Dio, questa forza, come succede per ogni altro aspetto della vita, può essere usato per il bene e per il male.

Può diventare, come dovrebbe, la forza che porta l’uomo oltre se stesso, verso la più alta qualità di vita, ma può essere usata come energia distruttrice. Può alimentare un fanatismo che cancella ciò che c’è di più grande in noi: la ragione e la capacità di amare. Credo che riflettendo su questo gesto insensato e su altri simili, si debba ricavare la lezione di stare alla larga da ogni esaltazione religiosa e di coltivare un rapporto con Dio fatto di umile ricerca, di consapevolezza della propria fragilità e di fiducia in lui.

L'attentato alle Torri Gemelle ha contribuito a cambiare la faccia del mondo. Lo si è ripetuto anche con troppa insistenza: niente sarà più come prima. Certamente ha contribuito a creare quel senso di paura e di incertezza che regna nel mondo. L’attentato ha reso evidente che ora è tutto meno controllabile, nonostante l’aumento dei mezzi di controllo. Anche le follie della malvagità umana sono meno controllabili. Tecnologie nuove, usabili per fare del male e alla portata di tutti, insieme alla facilità degli spostamenti in un mondo ormai senza più barriere, ha creato la psicosi che vede ovunque individui malintenzionati. Questa paura ha fatto fare delle scelte molto discutibili soprattutto nei confronti del terrorismo islamico, sul quale si è concentrata tutta la paura. La guerra in Afghanistan per abbattere il regime talebano da dove provenivano i terroristi era, forse, inevitabile, ma l’idea che con le armi si potesse sconfiggere il terrorismo, idea che ha fatto poi prendere la stolta decisione di invadere anche l’Iraq, ha condotto questa guerra su vie senza uscita. Anche da noi la paura del terrorismo islamico ci ha portato a gestire malamente il fenomeno dell’immigrazione.

Un altro contraccolpo del crollo delle Torri è stata la scoperta della fragilità e dei limiti della potenza degli Stati Uniti. Pensavano di poter governare e controllare, in proprio favore, questo mondo difficile. Dopo quel fatto si sono come ripiegati su se stessi,  meno sicuri della loro capacità. Nel frattempo, in questi dieci anni, altri  fatti sono intervenuti a complicare la situazione. Il terrorismo resta un pericolo che deve farci stare sempre all’erta, ma attualmente non è ciò che ci fa più paura. È la crisi economica che ci riempie di angoscia e rende più incerto il nostro futuro e la crisi non è stata certamente provocata dal terrorismo islamico. Essa manifesta piuttosto la debolezza intrinseca del mondo occidentale e ci obbliga a ripensare il nostro sviluppo del quale siamo tanto orgogliosi. Se poi aggiungiamo il fatto che nuove potenze stanno facendo sentire il loro peso sulla scena del mondo e stanno trasformando gli  equilibri delle forze che lo reggono, allora dobbiamo constatare che veramente il mondo sta cambiando ed è diventato più instabile e complesso.

L’anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle può essere un’occasione per riflettere su tutti questi aspetti e renderci più consapevoli delle scelte che dobbiamo fare.

Giampiero Moret

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