Hanno rovinato una manifestazione che pacificamente voleva protestare contro gli intollerabili mali di cui tutti soffriamo. Le violenze scatenate a Roma sabato scorso dai black bloc, alcune centinaia a fronte di circa 200 mila “indignati” non violenti, sono state un bel regalo fatto a coloro che sono restii ad ogni cambiamento e anche al governo che si vede messo in discussione da un disagio sociale crescente. Di fatto, in questi giorni non si è parlato d’altro che della insensata violenza, mentre alle ragioni della protesta di tanti giovani “indignati” si è prestata poca attenzione. In qualche caso le violenze sono state la scusa per denigrare queste manifestazioni che per loro natura, si dice, prima o poi sfociano sempre nella violenza e che quindi sono sempre da condannare.

La violenza che si è scatenata per le vie della capitale è stato un fatto gravissimo da non minimizzare, ma anche il fatto delle migliaia di giovani che hanno manifestato, non solo a Roma e non solo in Italia, ma in tutto il mondo e senza violenze, sono un grande fatto che può avere un peso determinante per il futuro del mondo. Non sottovalutiamo le violenze. Non chiamiamo questi violenti “compagni che sbagliano” come certa sinistra aveva chiamato gli assassini delle Brigate Rosse. Noi vorremmo sperare che non siano “compagni”, cioè della stessa pasta degli altri non violenti. Sono solo dei delinquenti, vera criminalità organizzata, che fanno della violenza la propria ragione di vita senza darle uno scopo, senza avere un’idea, sia pur sbagliata, che li guidi.

 Violenza allo stato puro, come quella che si scatena negli stadi. Con l’aggiunta di quel gesto blasfemo di aver assaltato una parrocchia e di aver buttato in strada e calpestato una statua della Madonna e un crocifisso. Una società ordinata e pacifica deve avere gli strumenti per difendersi da queste follie e neutralizzarle.

Sono state impressionanti queste manifestazioni di giovani svolte contemporaneamente in tutto il mondo. Fa pensare il fatto che l’oggetto principale delle proteste fosse il denaro. Quello del debito enorme, per quanto riguarda il nostro Paese, che schiaccia ogni possibilità di superamento dell’attuale crisi. E quello più in generale della finanza globale, che ha i suoi luoghi sacri nelle banche e nelle borse di tutto il mondo. Riguardo al primo, lo slogan diceva: “Noi non pagheremo il debito”. Slogan ingenuo perché, purtroppo, dovremo in un modo o nell’altro pagarlo, con grandi sacrifici, ma efficace per esprimere l’accusa contro una politica, di destra e di sinistra, che negli anni passati ha provocato questo disastro.

Ma l’accusa principale è stata contro il ruolo che il denaro ha preso nel nostro mondo. Tutti siamo convinti che la crisi è scaturita da lì, dalle stanze della finanza, dove si sono confezionati in maniera irresponsabile quei veleni che hanno paralizzato l’economia di tutto il mondo. I giochi del denaro sono diventati ormai, grazie anche alle nuove tecnologie della comunicazione, lo strumento principale dell’arricchimento, stravolgendo la sua funzione originaria. Il denaro è stato inventato per rendere possibili gli scambi, il mercato, e per sostenere la produzione, cioè il lavoro umano. È quest’ultimo che, innanzitutto, crea ricchezza reale che poi dovrebbe essere ben ripartita tra tutti, anche con lo strumento del mercato. Invece le manipolazioni del denaro non creano ricchezza, ma semplicemente spostano ricchezza togliendola da una parte e accumulandola in un’altra, creando enormi guadagni e penose miserie, facendo aumentare i prezzi dei beni necessari e diminuire i salari. Le speculazioni finanziare, impazzite perché senza regole, stanno squilibrando paurosamente le singole società e il mondo intero.

Le proteste dei giovani stanno puntando dritto su questi mali. Mali che tutti conosciamo, ma per i quali si fa ben poco per superarli. Si dice: le proteste di piazza non servono a nulla; non è con qualche slogan che si risolvono problemi di questo tipo; semplificano problemi difficili e complicati creando l’illusione che la politica sia inutile e che tutto si possa risolvere mediante un’anarchica autogestione. Obiezioni vere. Vorremmo sperare che questi indignati non si lascino sedurre da ideologie che impediscono di vedere la reale portata dei problemi. Ma i politici di turno, invece di snobbare queste aspirazioni dei giovani, prendano da esse forza per fare quei passi di cui finora non sono stati capaci. Spetta loro incanalare questa forza vitale nella politica delle riforme efficaci e così evitare le degenerazioni della violenza.

Giampiero Moret

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