Riusciremo a resistere e a salvarci in questo uragano finanziario? Che cosa comporta un default, che poi non è altro se non il fallimento generale del paese? Perderemo tutti i nostri soldi? E il lavoro? E i prezzi delle cose necessarie per la vita? Siamo tutti ossessionati da questi problemi e nessuno sa dare risposte certe. Se ascoltiamo chi sta più in alto di noi comuni cittadini, riceviamo messaggi ancor più allarmanti. Se l’Italia non si salva, ci dicono, tutta la costruzione europea crolla incominciando dall’euro. E se crolla l’Unione e l’euro, tutto il sistema mondiale dell’economia sarà sconquassato. Una prospettiva da fine del mondo.
Ma il pericolo della catastrofe economica non deve farci dimenticare gli altri pericoli che incombono sul mondo. La primavera di libertà che è improvvisamente fiorita nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo ha acceso grandi speranze. Ora questa fioritura sembra appassire perché ha incominciato a spirare su di essa il vento dei movimenti islamici integralisti che stanno avanzando nel vuoto di potere che si è creato. Sono quelli che impongono con violenza leggi dove non c’è spazio per la democrazia, per il rispetto della dignità della donna, per la libertà di pensiero. Se riuscissero a prevalere e dominare tutta l’area, si creerebbe un minaccioso schieramento di fronte al nostro Paese e a tutta l’Europa. Poi c’è l’Africa povera che preme su di noi, mentre è invasa dalle potenze emergenti della Cina e dell’India che la sfruttano.
Questa settimana si è tenuta a Durban in Sudafrica la conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici che destano sempre più preoccupazioni.
Questi mali incombenti non sono fatti naturali, come i terremoti. Dipendono in gran parte da noi. Dalle nostre scelte. La crisi finanziaria globale è stata causata da criminali speculazioni. La pericolosa situazione dell’Italia è stata aggravata dall’incoscienza dei nostri governanti che per lungo tempo ci hanno assicurato che il Paese era immune da quanto stava succedendo nel mondo, mentre l’infezione trovava proprio da noi il terreno più propizio. Di fronte alle difficoltà crescenti, Germania e Francia, i paesi più forti dell’Europa, hanno pensato più a proteggere se stessi che a salvare chi era in pericolo, con tanti saluti alla corresponsabilità dell’Unione. È sempre più evidente che i cambiamenti climatici non sono fenomeni naturali che si ripetono ciclicamente, ma effetti di uno sviluppo sconsiderato.
Di fronte a questi scenari diventa ossessionante l’interrogativo “Che fare?” Riguarda tutti. Anche i comuni cittadini. Anche i credenti. Il Papa si è posto questo interrogativo durante l’Angelus di domenica scorsa, oltre che in tante altre occasioni. Parlando del cammino di fede che si è aperto con l’inizio dell’Avvento, ha esortato a percorrerlo anche “all’interno della storia del mondo”. Non è una novità, sempre si dice che la fede deve essere vissuta non solo nell’interiorità delle persone, ma anche nelle vicende della storia. Come Chiesa diocesana siamo impegnati nel convegno che ha come tema “Abita la terra e vivi con fede” che richiama fortemente questo impegno.
Il Papa prendendo spunto dal testo del profeta Isaia della liturgia della prima domenica di Avvento, dove si lamenta la dimenticanza di Dio da parte della gente, constata che la stessa cosa sta avvenendo nel nostro mondo «dove Dio sembra assente e l’uomo l’unico padrone, come se fosse lui l’artefice e il regista di tutto». «In realtà – continua il Papa – il vero “padrone” del mondo non è l’uomo, ma Dio... Il tempo di Avvento viene ogni anno a ricordarci questo, perché la nostra vita ritrovi il suo giusto orientamento, verso il volto di Dio. Il volto non di un “padrone”, ma di un Padre e di un Amico».
In questi tempi foschi, il credente, invece di farsi prendere dalla paura o dalla disperazione, deve ravvivare la fiducia in questo Amico dell’uomo che è Dio. Il concetto di Provvidenza non è roba da Medioevo. Il credente sa che nulla sfugge alla mano di Dio anche quando tutto sembra crollare, e si affida a lui. Ma sa che, affinché tale fiducia non diventi irresponsabilità, egli deve continuare a comportarsi con onestà, evitando di danneggiare gli altri, aiutando chi più soffre, mirando sempre non al proprio interesse ma al bene comune. I mali presenti non sono, in fondo, che la somma di comportamenti individuali cattivi. Mantenere con caparbietà questa coerenza personale è il più valido contributo che ciascuno può dare per superare la crisi. Questo vuol dire abitare la terra e vivere con fede.
Giampiero Moret
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