Sfogliando il giornale, vi siete accorti della novità? È tutto a colori, dalla prima all’ultima pagina! Da questo numero in poi sarà sempre così. Abbiamo preso questa decisione perché ormai tutti i giornali e i periodici stampano a colori. Full color, per stare alla moda anche nel linguaggio. Ma non è solamente una questione di moda. Il mondo reale è colorato. Il bianco e nero è triste e riprodurre il mondo così, lo rende ancor più triste e infelice di quanto non lo sia nella realtà. Nessuno oggi comprerebbe un televisore che funziona solamente in bianco e nero. Solamente la fotografia artistica usa questa tecnica per esaltare alcuni aspetti della realtà, ma non è il caso di un giornale che deve riprodurre la vita nella sua realtà quotidiana.

Ovviamente la stampa a colori è più costosa, ma abbiamo fatto questo sforzo per soddisfare al meglio le attese dei lettori e lo abbiamo fatto senza aumentare il prezzo dell’abbonamento. Ci aspettiamo, perciò, che i nostri amici lettori apprezzino lo sforzo, rinnovando l’abbonamento senza esitazione. I tempi sono duri e sappiamo bene che molte famiglie devono ridurre al massimo le spese, ma, vi prego, non tagliate ciò che nutre la mente e lo spirito. Meglio un pranzo fuori casa o una camicia in meno che la rinuncia ad avere un mezzo che informa sulla vita della società e della comunità cristiana e stimola a pensare. Non dobbiamo imparare da quanto ha fatto la politica in questo tempo di crisi. Ha tagliato senza scrupolo nel campo della cultura contando sul fatto che la gente sia meno sensibile su questi settori e protesti meno.
 
Può darsi che si arrabbi di più quando vede alzarsi il prezzo degli alimenti o della benzina. Questo è comprensibile perché si tratta di bisogni immediati. Ma chi ha il dovere di pensare al bene complessivo delle persone, non può giocare su questo fatto e fare strage di tutto ciò che arricchisce lo spirito, per non svuotare troppo il portafoglio. Questa è sempre stata la politica dei governi che badano solo al consenso immediato, ma è stata anche la politica che ha portato a immiserire la vita di un popolo. Panem et circenses, pane e divertimento, promettevano al popolo i cinici imperatori della decadenza dell’impero romano. E sappiamo come sono andate a finire le cose. 

Tra i tagli brutali nel campo della cultura, particolarmente crudeli sono stati quelli riservati alla stampa. Prima c’è stato un insensato aumento delle tariffe postali che ha costretto tante piccole pubblicazioni a chiudere bottega. Poi, tra una manovra e l’altra, è stata infilata anche l’abolizione progressiva del sussidio statale ai giornali. Lo Stato ha sempre sostenuto i giornali con qualche sussidio economico. La cosa non sembri strana, rientra, appunto, in quella politica non meschina che considera l’informazione una cosa vitale per il bene della società. Qualcuno, ragionando con mentalità strettamente mercantile, potrebbe dire: se un giornale non ce la fa a sostenersi chiuda, come qualsiasi altra impresa. È la legge inesorabile del mercato che impedisce di popolare la nostra economia di pesi morti che la trascinano al basso, impoverendo tutti. Ma quando si guarda alla vita sociale con la prospettiva del bene comune, si capisce che per alcuni aspetti della vita, quelli che non riguardano i bisogni immediati, come la cultura, l’arte, lo spettacolo di valore, è necessario sostenerli al di fuori delle regole del mercato. In particolare se l’informazione è lasciata alla dinamica del mercato, inesorabilmente viene monopolizzata dalle testate più forti, che rappresentano anche i poteri più forti e, allora, addio pluralismo e addio democrazia. 

Cari amici lettori, ormai noi possiamo contare solamente su di voi. Sappiamo che è un momento difficile per tante famiglie, ma sappiamo che i lettori de L’Azione appartengono alla categoria di persone che non vivono solamente di pane materiale. Ci sono promessi lacrime e sangue anche per il prossimo anno. Ci auguriamo che siano ripartiti con più equità e che servano per una ripresa. Ad ogni modo la compagnia de L’Azione può aiutare ad avere coraggio e a guardare al futuro con speranza.
 
Giampiero Moret 

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