Credo sia salutare distogliere per un momento lo sguardo dalle nostre baruffe per guardare ciò che succede fuori nel vasto mondo. Serve per non immiserirci nelle nostre beghe.
La Giornata missionaria mondiale che oggi celebriamo ci aiuta a sollevare lo sguardo, mentre il Sinodo per l’Africa che si sta celebrando a Roma ci invita ad orientarlo su questo continente. Africa, il buco nero del mondo, non tanto per il colore della pelle dei suoi abitanti, quanto perché ci è presentata come il luogo in cui si accumulano tutti i mali e le miserie del mondo. E i barconi stracolmi di disperati provenienti da quella terra, in balia del mare, rappresentano nell’immaginario comune lo straripare di quei mali verso di noi. Ne siamo terrorizzati e tentiamo di cancellare queste orribili immagini ributtandoli nel loro inferno. Ma l’Africa non è solo quella presentata da queste immagini e, comunque, questo brutto volto con cui spesso si presenta è stato così sfigurato da noi, nel passato e nel presente.
L’Africa sprofondata nella miseria è anche una terra ricchissima di risorse. E l’Africa piena di odi e di violenze è anche “un immenso polmone spirituale, per un’umanità che appare in crisi di fede e di speranza”.
Così il Papa non ha esitato a definire l’Africa nel discorso di apertura del Sinodo. Ma ha anche denunciato che noi la stiamo infettando con le nostre “pericolose patologie”, perché il primo mondo “sta esportando tossici rifiuti spirituali che contagiano le popolazioni di altri continenti, tra cui in particolare quello africano”.
Il Sinodo, incominciato domenica 4 ottobre, si concluderà domenica prossima 25 ottobre. La via del riscatto del continente è stata fissata in tre parole: riconciliazione, giustizia, pace. Su di esse stanno lavorando i 244 padri sinodali e i numerosi esperti. In queste prime settimane si sono sentite voci molto chiare e coraggiose.
Riconciliazione. Il continente è straziato da conflitti e odi che hanno provocato delle stragi orribili. Ma tanti vescovi hanno affermato che i massacri tribali, passati e attuali, in realtà sono quasi sempre retaggio del periodo coloniale, spesso strumentalizzato dai nuovi capi politici per i loro fini di potere. Storicamente le diverse etnie avevano trovato una certa convivenza, ma il continente è stato violentato dalle presenze straniere e ora non riesce a trovare un suo interno equilibrio. Un aiuto per superare questo sconvolgimento può essere dato dai vari gruppi religiosi, purché riescano a trovare tra loro un accordo e unire i loro sforzi per la pacificazione. La Chiesa cattolica del continente è triplicata negli ultimi trent’anni, ma si sono diffuse molte nuove sette e anche l’Islam è in espansione. Tuttavia è possibile il dialogo tra queste componenti per diventare insieme operatori di riconciliazione.
Sul piano della giustizia abbiamo il paradosso di un continente ricchissimo, devastato dalla miseria, dalla fame, dalle malattie, dalla fuga disperata di milioni di persone. I vescovi non esitano a puntare il dito sull’Occidente ricco che continua imperterrito a succhiare risorse, ma non tacciono nemmeno sulle responsabilità delle elite politiche ed economiche locali che fanno da tramite. Ora l’Africa sta diventando anche la discarica dei rifiuti pericolosi prodotti dai paesi sviluppati. La miseria estrema e le guerre stanno provocando la fuga di milioni di persone che suscita in noi la sindrome dell’invasione, facendoci dimenticare le cause di questo fenomeno. I vescovi hanno denunciato la tendenza dei nostri paesi a porre forti restrizioni all’emigrazione che violano diritti fondamentali. Un fattore decisivo per lo sviluppo è la famiglia, che deve però liberarsi dalla tradizione culturale della poligamia che umilia soprattutto le donne.
La pace. Tante sono le guerre che insanguinano il continente: Darfur, Somalia, Congo, Regione dei Grandi Laghi, Ciad, ma sono per lo più dimenticate dal resto del mondo perché sembrano non intaccare gli equilibri geopolitici. Si tende a considerarle come insanabili conflitti interni su base etnica e religiosa e quindi a lasciarle al loro destino. In realtà spesso dietro a questi conflitti ci sono ancora pressioni e interventi indebiti da parte delle grandi potenze per il controllo delle risorse. Le guerre in Africa possono diventare motivo di scontri più vasti che possono mettere in pericolo la pace mondiale.
L’Africa, così vicina a noi che quasi la tocchiamo, non deve essere guardata con occhi di paura, ma di simpatia e di fraternità.
GpM
Commenti