Piazza San Francesco 6, Vittorio Veneto. Venerdì 27 agosto.
Nel corridoio della Caritas una famiglia italiana con figli piccoli, in attesa di parlare con il direttore mons. Ferruccio Sant. Papà e mamma intrattengono i piccoli, uno si esercita a leggere sillabando un manifesto appeso. Poco oltre, un giovane di colore, mano che copre il volto, aria consumata più ancora che stanca. Ci spiegano che è un immigrato in difficoltà, tra le varie cose, pure con i documenti.
Per il primo pomeriggio è attesa una famiglia di un paese del Caucaso con figli piccoli. «Li ospiteremo, perché non li vuole nessuno», ci spiegano dalla segreteria.
Nel frattempo, si prepara l’accoglienza a Casa Speranza di Codognè di un’altra mamma con bambini piccoli. È arrivata anche una donna che verrà accolta a Casa Provvidenza a Vittorio Veneto, che ha appena riaperto dopo aver tirato il fiato ad agosto.
Per lunedì 30 la Caritas aspettava l’arrivo di una persona fresca di sfratto. E che ora non sa dove andare.
Pochi giorni prima, don Ferruccio aveva incontrato una donna sulla cinquantina. A causa di problemi di salute, non è più in grado di lavorare, né trova, alla sua età, chi la assume. Non sa come fare a pagare l’affitto. Ha un debito accumulato e già in passato ha chiesto soldi ad amici e ai familiari. Viene alla Caritas a chiedere di accedere al servizio di microcredito. Chiede un prestito. Consistente. Che fare?
Nel mese di agosto, in cui la sede Caritas è sempre rimasta aperta, circa 40 persone sono venute a chiedere una forma o l’altra di aiuto. Di queste, 10 sono volti nuovi.
Impressionano sempre quando si arriva alla Caritas le emergenze, continue e sempre diverse. E i volti della gente che ogni volta incroci.
Don Ferruccio ha contattato L’Azione perché lo aiuti a ricordare a tutti che la crisi non è finita, che l’emergenza continua. «E anzi - continua il direttore - credo che non abbiamo ancora toccato il fondo. Perché fin adesso le persone hanno fatto ricorso alle riserve (messe da parte negli anni precedenti), ma ora le riserve sono finite».
All’interno dell’emergenza, mons. Sant sottolinea due casi.
Uno è una triste novità: l’usura. E riguarda la famiglia che abbiamo incontrato prima. «Hanno tanti debiti, e già prestiti aperti con varie banche. Sono stati avvicinati da persone che hanno promesso loro di poter procurare soldi in tempi brevi. Ma i 100 euro di oggi poi diventano 150 euro da restituire domani. È la prima volta che ci capita un caso simile». Ed è un segnale d’allarme: dice che strozzini ce ne sono anche qui.
L’altro caso è quello di un uomo di mezza età che è caduto nell’alcolismo e ci ha rimesso il lavoro. È riuscito a disintossicarsi, ma è disoccupato e appiedato. Non ha niente: non una casa, non un soldo. La Caritas per ora gli sta garantendo pranzo e letto. Ma è per quelli come lui, che non sono pochi, che la Caritas cerca, da tempo, un alloggio per persone senza fissa dimora.
«Deve essere nella zona di Conegliano - dice don Sant - perché è lì che gravitano le persone senza fissa dimora. Cerchiamo uno stabile un po’ isolato, ma non troppo, con qualche posto letto, adatto per un’accoglienza temporanea, ma non sempre brevissima». Gli altri alloggi gestiti dalla Caritas in diocesi non sono adatti per persone senza fissa dimora (ad esempio perché sono appartamenti e non case) e comunque non sono privi di richieste.
Tommaso Bisagno

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