da L'AZIONE di Domenica 7 agosto 2010 - Attualità - pagina 5

UN PREMIO DELL'AVIS NAZIONALE AGLI ALLIEVI DELLA BOTTEGA GRAFICA DELl’IPM, DOPO LA RECENTE COLLABORAZIONE

Una semplice, atipica cerimonia di premiazione si è tenuta venerdì scorso nel cortiletto interno dell’Istituto penale per minorenni di Treviso, struttura che – non molti lo sanno – è l’unica a servizio dell’intero Triveneto. Un premio ha varcato l’alto muro di cinta per far capire che quel muro non è poi così “ostile”. E che fuori c’è chi attende, e crede in un bel futuro per quelli chiusi là dentro, per ora.

Il responsabile comunicazione dell’Avis nazionale Sergio Valtolina e il consigliere nazionale Bernardino Spaliviero hanno voluto esprimere in modo tangibile il loro “grazie” e il loro apprezzamento agli allievi della Bottega grafica dell’istituto minorile trevigiano. A loro era stato commissionato il manifesto per l’assemblea nazionale Avis tenutasi a Bergamo nel maggio scorso. C’erano da coniugare più elementi: l’appello al dono, la ricorrenza dell’Anno europeo del volontariato e quella dei 150 anni dell’Unità d’Italia. E i ragazzi sono riusciti a interpretare quei temi in un modo che ha ottenuto una standing ovation dei donatori di sangue. Cosicché l’Avis nazionale ha voluto assegnare un premio speciale a quattro allievi della Bottega grafica: altrettante borse di studio da 200 euro ciascuno e una macchina fotografica digitale.

 dare rilievo e ulteriore prospettiva alla cerimonia di venerdì scorso è stata la presenza di varie autorità e rappresentanti dell’associazionismo: gli assessori del Comune di Treviso Michielon e De Checchi; il dirigente del Centro giustizia minorile del Triveneto Paolo Attardo; l’ex assessore provinciale Denis Farnea, il presidente dell’Avis provinciale Gino Foffano, il dirigente Roberto Ceccato per l’Amministrazione provinciale di Trento. A far gli onori di casa il direttore dell’Ipm di Treviso Alfonso Paggiarino.
E soprattutto c’è stato l’intervento dell’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro Elena Donazzan che si è a lungo intrattenuta con i ragazzi e ha voluto visitare laboratori e luoghi dell’intera struttura. Inevitabile il riferimento alle possibili difficoltà in conseguenza alla riduzione di risorse nei capitoli della formazione professionale. Infatti il progetto della Bottega grafica dell’Ipm si è sviluppato con i corsi di grafica informatica che da una decina d’anni l’Engim Veneto – l’ente di formazione dei Padri Giuseppini del Murialdo – tiene nell’Istituto penale trevigiano. E grazie a questa si sono accese relazioni varie con l’esterno per realizzare gratuitamente manifesti, loghi, gadget, brochure e varie altre cose per enti e associazioni del Terzo settore.

E l’assessore Donazzan non si è tirata indietro: «Credo che l’opportunità della formazione in vista di un lavoro sia la possibilità migliore che si possa offrire a questi ragazzi». La rappresentante della Giunta veneta ha accennato ad un suo impegno per dare continuità all’esperienza all’Ipm, magari attraverso uno specifico protocollo d’intesa, e ha rilanciato ai suoi colleghi triveneti: «Lavoriamo perché ci sia una compartecipazione anche delle altre istituzioni: la Regione Friuli Venezia Giulia e le Province autonome di Trento e Bolzano».

È ancora presto perché operatori e ragazzi dell’Ipm possano rimuovere preoccupazione e timori per la continuità delle attività formative interne. Ma la visita di venerdì scorso lascia l’impressione che essi siano ora meno soli.


Franco Pozzebon

GIOVANI CHIUSI DENTRO

Diciotto ragazzi. Il colpo d’occhio è quello di un gruppo di amici, proprio come quelli in cui ci si può imbattere ogni giorno al muretto, in qualsiasi periferia. I ragazzi ospiti dell’Ipm di Treviso, anche quelli di nazionalità non italiana che sono la maggioranza, vestono e pensano e si esprimono come gli altri giovani; e hanno tutti una residenza triveneta: da Gorizia a Monselice, da Trieste a Bolzano a Mestre. Anche se sono di varie nazionalità, dall’est Europa al Magreb.
L’insolita piccola folla di visitatori per la premiazione dell’Avis li rende protagonisti, anche se tendono a restare in disparte, tranne i diretti interessati. Il clima di cordialità, la presenza amica del cappellano, scioglie un po’ l’atmosfera.

Uno di essi, vedendo gli altri che mostrano alle autorità i lavori realizzati con la Bottega grafica oppure i loro bei disegni a matita raccolti su quadernoni, si fa coraggio e si avvicina: «Io ho una grande passione per la musica. È tutta la mia vita. Mi piace inventare musica che esprime le emozioni che provo. Come? Al computer! Mi piace tantissimo».

Ce n’è un altro, piccoletto e timido, che manda avanti un amico – «Lui vorrebbe farsi intervistare…» – salvo negare subito quella sua volontà, con la faccia cupa. Come di chi vorrebbe parlare per liberarsi di un qualche peso e intravvede in quella visita di persone esterne e giornalisti un’occasione propizia.

Perché non interpellarli direttamente? «Di’ un po’, cosa ti manca di più a star qui dentro?».

La risposta, dopo un attimo di sorpresa, arriva senza incertezze: «La prima cosa che mi manca è la famiglia. Sì. I primi giorni ho pianto in continuazione, pensando alla mia famiglia, ai miei fratelli. La seconda cosa è la libertà. Mi manca tantissimo la libertà!». A guardarlo negli occhi d’adolescente s’intuisce che lui all’importanza della libertà, fino a solo qualche settimana fa, non ci aveva mai pensato. Ed ora spera e sogna, come ogni ragazzo: «No. Non so quando uscirò... ma a settembre vorrei tanto poter andare a scuola. L’ho già visitata: è proprio bella! Potrei imparare tante cose e così poi un giorno fare il lavoro che ho in mente: il barista».

La vita per loro lì dentro dev’essere ben “stretta”. Sveglia alle 8, pranzo alle 12, cena alle 18 e durante il giorno attività di vario genere: scuola, laboratori, gioco, musica, sport… e tanta televisione (e forse sono tra i ragazzi della loro età quelli che seguono più di tutti i telegiornali, per sapere quel che accade fuori). Ma inevitabilmente, nostalgia e noia. Perché la vera vita è fuori, prima possibile. Però con gli anticorpi affinché non sia la stessa “sbagliata” di prima, condita di eccessi e violenze, e piuttosto fatta di adulti che ascoltano e incoraggiano, con opportunità concrete, anche piccole: un manifesto da fare, una maglietta da disegnare. FP

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