da L'AZIONE di Domenica 16 ottobre 2011 - CHIESA - pagina 9

 

Chi avrebbe mai immaginato che il nome di Giuseppe Toniolo sarebbe echeggiato in piazza a Pieve di Soligo, magari nel contesto di una kermesse come quella dello Spiedo Gigante? Eppure è accaduto: domenica mattina, da parte del sindaco Fabio Sforza. Sindaco che non si è limitato a ricordare il servo di Dio, il futuro beato, ma seppur in poche parole ne ha tratteggiato la figura e l’opera, davanti a centinaia di persone, aggiungendo quanto onorata si senta la cittadina di poter accogliere un sociologo e un economista che sta per salire agli onori degli altari.

Una solenne concelebrazione

Solo due giorni prima, il 7 ottobre, nella chiesa arcipretale di Pieve si era svolta una celebrazione solenne, quella della traslazione dei resti della salma del Toniolo, dopo la ricognizione canonica, in occasione del 93º anniversario
della morte. Celebrazione che aveva registrato non solo la presenza di numerosi fedeli, ma anche quella di ben 8 vescovi e decine di sacerdoti. Il rito della traslazione, infatti, è avvenuto prima della celebrazione eucaristica, con la chiusura dell’urna nella cappella accanto alla chiesa, alla presenza del vescovo Corrado, e con il trasporto della stessa urna da parte di un gruppo di giovani dell’Azione cattolica, associazione vicina al Toniolo, dalla stessa cappella all’interno del duomo. E dopo la messa con la deposizione dell’urna all’interno del sarcofago monumentale, davanti al quale già in tanti si sono inginocchiati per pregare. E molti di più lo saranno d’ora in avanti, nell’attesa della beatificazione che, con ogni probabilità, si svolgerà in San Pietro a primavera.
I vescovi che hanno concelebrato sono stati davvero tanti: monsignor Giovanni Benotto, di Pisa, monsignor Pizziolo, gli emeriti di Vittorio Veneto monsignor Alfredo Magarotto e di Trieste monsignor Eugenio Ravignani, il vescovo di Treviso monsignor Agostino Gardin, gli originari di Pieve di Soligo, monsignor Beniamino Stella e monsignor Silvio Padoin, l’emerito di Pordenone monsignor Ovidio Poletto, già vicario generale della nostra diocesi. E tra i sacerdoti, monsignor Martino Zagonel, vicario generale, monsignor Massimo Magagnin, vicepostulatore della causa di beatificazione, i parroci del Quartier del Piave. Autorevole anche la delegazione delle autorità civili e militari, in testa il sindaco Sforza.
A tutti ha dato il benvenuto il Vescovo diocesano, tra l’altro richiamando la “luminosa” figura di Toniolo e additandolo ancora una volta come esempio da seguire ai cristiani laici che vogliono impegnarsi anche nell’agone civile, politico ed economico che sia. Commossa e al tempo stesso puntuale l’omelia del vescovo Benotto. A Pisa il Toniolo visse a lungo con la sua famiglia. Ma non è solo questo il legame con la terra pievigina. «Le mie radici familiari, per metà – ha ricordato – affondano negli splendidi colli della vostra terra, nel vicino paese di Colbertaldo». E poi il Vescovo ha dato atto alla comunità di Pieve di essersi adoperata con determinazione nel perseguire l’obiettivo della beatificazione. «Permettete che rivolga un grazie tutto speciale – ha detto al riguardo – a monsignor Giuseppe Nadal e ai fedeli di Pieve: è grazie al vostro attaccamento e alla vostra devozione a Giuseppe Toniolo, vostro concittadino adottivo, se possiamo finalmente prepararci alla sua beatificazione; è stata la forza e la convinzione della vostra preghiera e della vostra fede se è stato ottenuto dal Signore il dono del miracolo tanto atteso per la glorificazione del nostro Servo di Dio».
In chiesa, naturalmente, c’era anche il miracolato, Francesco Bortolini, accompagnato dalla famiglia. Monsignor Benotto è stato illuminante soprattutto nell’attualizzare la figura e l’opera del Toniolo. Così, infatti, ha proseguito nella sua omelia: «La parabola umana di Giuseppe Toniolo ha sperimentato in pienezza l’intensità e la bellezza di uno stile di via improntato alla santità: in famiglia, nei rapporti con sua moglie Maria e con i figli, nel difficile mondo dell’università e della cultura; nella vita della diocesi di Pisa, ma anche nelle fitte relazioni ecclesiali che si snodavano e si intersecavano tra Chiese particolari, Santa Sede, associazioni e movimento sociale cattolico».

Nel mondo ma non del mondo

Ancora. Toniolo era un cattolico, figlio fedele della Chiesa, devoto al Papa, pronto sempre a mettersi in gioco per servire la causa del Vangelo – ha puntualizzato monsignor Benotto –, cristiano sempre e dovunque. «E se la sua figura si stagliava nella vita sociale del tempo, Toniolo non fu mai uno che se ne stette chiuso nella sua torre inaccessibile. Pensoso per i suoi studi e le sue ricerche, mai chiuso nella sua individualità; della divulgazione della dottrina sociale della Chiesa fece il suo impegno precipuo, il suo modo di annunciare il Vangelo in contesti nei quali esso era escluso a priori, quasi fosse segno e strumento per impedire il progresso dell’uomo e della vita sociale».
Si capisce già da questo tratteggio perché monsignor Pizziolo, all’inizio della celebrazione, aveva invitato a seguire, ancor oggi, in tempi così difficili, l’esempio del futuro beato.
Ecco, infatti, che monsignor Benotto attualizza ancora di più, sottolineando che «la testimonianza data dal venerabile, proprio perché ancorata al messaggio universale del Vangelo, si mantiene ancora oggi fresca e attuale, capace di suscitare ammirazione e imitazione, proprio perché insieme alle pagine dei suoi scritti c’è ancora oggi la sua vita che parla alla mente e al cuore e che ci sollecita a rispondere con rinnovato impegno alla chiamata che Dio ci rivolge perché diventiamo santi».
Il vescovo di Pisa ha quindi ricordato tutta una serie di aneddoti della vita pisana del Toniolo, tra l’altro evidenziando che la norma che gli stava davanti era di far bene quanto stai facendo, qualunque sia la cosa che sei chiamato a fare in quel momento.

Figlio fedele della Chiesa

Il 7 ottobre è la festa della Madonna del Rosario. Bene, a cento anni fa risale uno scritto del Toniolo, che Benotto ha letto al termine della sua omelia. “Se io mai (come purtroppo ho argomento di ritenere e confessare) ai doveri di perfetto cristiano io avessi mancato – si legge tra l’altro in quello scritto –, ed invitando insieme chiunque avesse scorto nei miei atti, nelle mie parole e nei miei scritti privati o resi di pubblica ragione, alcunché di meno conforme a tali doveri, di volerli interpretare nel modo più consono al mio proposito ed intendimento di aderire pienamente e perpetuamente alla dottrina, alle leggi, alla disciplina, alle direttive pratiche, allo spirito della santa Chiesa cattolica, quale unica depositaria, interprete, ministra della verità divinamente rivelata”.
Uno scritto che meriterebbe di essere letto e meditato soprattutto oggi da chi, impegnato in diversi settori della vita pubblica, si dichiara cattolico solo perché, magari, brandisce un crocifisso. Ma, attenzione, ricorda ancora il vescovo di Pisa: «Rivolgendosi ai figli Toniolo aggiungeva – e queste parole possiamo ritenerle rivolte a noi, che in qualche modo siamo figli anche della testimonianza di fede di Toniolo –: “I miei figli non pensino che ad essere personalmente dei cristiani schietti, integri e forti, per fede illuminata ed operosa. Né dubitino un istante che venga meno la parola divina, per la quale a chi cerca il regno di Dio, ogni altra cosa sarà aggiunta come soprappiù”».
La devozione crescente per il Toniolo, testimoniata anche nella celebrazione di Pieve (dove è stata letta anche la preghiera a lui dedicata), passa inevitabilmente per questi suoi messaggi così importanti per i nostri giorni.

 

Francesco Dal Mas

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