da L'AZIONE di DOMENICA 25 DICEMBRE - pagina 4
ALCUN CONSIGLI PER UN NATALE IN FAMIGLIA VISSUTO IN MODO AUTENTICO, DALLO PSICOLOGO EZIO ACETI
"Natale si può fare!” si potrebbe dire, parafrasando il titolo del suo recente libro “Genitori, si può fare”. Ad Ezio Aceti, esperto di mediazione in ambito familiare e di psicologia scolastica, abbiamo chiesto quali attenzioni secondo lui si debbano avere per vivere in modo autentico ed educativo il Natale e le feste di fine anno in famiglia, specialmente con bambini piccoli.
La nascita del Bambino fa nascere l’amore materno e paterno
«Occorre considerare innanzitutto cosa rappresenta il Gesù che nasce da un punto di vista psicologico.
Una prima caratteristica è che Gesù è un bambino molto piccolo; e i bambini piccoli fanno nascere nei genitori l’amore materno e paterno, cioè emozioni che non avevano mai provato prima. Il Natale ci ricorda l’amore, la tenerezza che due genitori possono provare nei confronti di una creatura innocente, indifesa.
Una seconda caratteristica è che i bambini vivono il tempo come eterno, per loro tra un minuto e un giorno non c’è differenza. Così Gesù quando nasce è come se facesse fermare il tempo all’essenziale. E come fanno tutti i bambini, è capace di piangere come un disperato e poi, dopo qualche minuto, ridere a crepapelle. Questa è una caratteristica bellissima dei bambini.
La terza caratteristica dei bambini è quella di vedere i genitori come un assoluto, come fossero la fonte di tutto il bene.
Alla luce di queste caratteristiche, che sono ancora tutte umane e non riguardano l’aspetto religioso-spirituale, si possono trarre alcune indicazioni per vivere bene il Natale.
Curare bene ogni dettaglio
«La prima cosa è, a Natale, curare bene ogni piccolo particolare, ogni dettaglio, senza mai dare nulla per scontato. Ad esempio il saluto, gli auguri: è importante curare bene i legami tra le persone, i saluti in un certo modo; il vivere l’attimo presente come se fosse il più importante della nostra vita.
Un’altra cosa è quella di esercitare in modo vivo, a Natale, i quattro cardini fondamentali dell’educazione.
Il primo è l’ascolto, ma da fare in modo vero, non frettoloso, mettendosi nei panni dell’altro, ascoltando l’altro come se fosse la prima volta che si incontra il proprio figlio, o anche la propria moglie o marito».
Il migliore regalo: regalare noi stessi, le nostre emozioni
«Il secondo è la comunicazione. In famiglia siamo poco abituati a comunicare le nostre emozioni, quel che proviamo. Invece occorre cominciare a dire all’altro quello che sentiamo dentro di noi. Ad esempio, se un bambino fa una cosa giusta gli diciamo “bravo”; invece occorre andare oltre, e dirgli: “Sono molto contento che tu abbia fatto questo”. Il miglior regalo che possiamo farci a Natale è quello di regalare noi stessi, di donare quel che abbiamo dentro. In questa società dobbiamo imparare ad avere un rapporto vero, a comunicare noi stessi. I bambini sono molto abituati a fare questo. E noi adulti dobbiamo farlo, come ci ricorda Gesù. Più che la parte esteriore dei regali, dobbiamo curare la parte interiore».
Sacrificio e ottimismo
«Il terzo cardine è il sacrificio, che coglie un aspetto molto pratico, perché qualcuno non si sente di fare una cosa ma la fa lo stesso, perché la sua intelligenza gli fa capire che è importante. È il sacrificio di fare le cose giuste.
Il quarto cardine è quello di mostrare un’immagine positiva di sé. Cioè sorridere anche se non abbiamo proprio tanta voglia, a Natale dobbiamo sforzarci di mostrare il positivo, di essere ottimisti.
Queste attenzioni del tutto umane possono aiutare a vivere il Natale come persone che curano i legami. Gesù nasce per aiutarci a curare tutti i legami che noi abbiamo. Ma il miglioramento non avviene da sé, bensì grazie ad atteggiamenti interiori che coltiviamo».
Tra i regali sotto l’albero
anche atti d’amore
«Il presepe, l’albero di Natale, i regali sono simboli, che dovrebbero essere manifestazioni di una realtà interiore. Siamo noi che li abbiamo un po’ rovinati, con il consumismo, con l’“obbligo del regalo”…
Quindi sotto l’albero di Natale non mettiamo solo il regalo, ma anche qualche atto d’amore! Che il papà metta sotto l’albero delle concrete esperienze d’amore che lui ha fatto. È molto importante perché così il dono – il giocattolo o un altro oggetto – rappresenta quell’esperienza lì. Se ci riflettiamo: perché si fa un regalo all’altro? Perché gli si vuole bene! Ma oggi bisogna dirselo con queste esperienze. Io non sono contro i regali, il presepio o l’albero di Natale: sono tutte cose molto belle, purché siano ravvivate dalla vita. Perché il dramma è che oggi non ci comunichiamo più le cose che abbiamo dentro».
In preghiera davanti al presepio
«Un’altra cosa che può essere significativa per i bambini piccoli, è la preghiera intorno al presepio. Ma per far capire l’importanza, ancora meglio è se i genitori si inginocchiano davanti alla capanna della natività: se il bambino vede i propri genitori – che lui considera dei “giganti” – inginocchiarsi davanti a Gesù, capisce che si tratta di qualcuno di davvero importante».
Natale, una grande opportunità
«Davvero Gesù bambino può aiutarci in uno scambio d’anima. Sarebbe bello se tutti i parroci dicessero ai loro fedeli: “Quando andate a casa, mettetevi davanti al presepio e comunicate tra voi come avete vissuto il rapporto con Gesù in questa messa, in questo Natale”. Questo può rappresentare un legame spirituale tra i componenti della famiglia. Gesù bambino ci insegna che quello che conta è l’anima, quello ognuno di noi ha dentro».
Franco Pozzebon
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