da L'Azione di Domenica 5 febbraio 2012 - Attualità - pagina 7                            

 L'EX PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, MORTO A 93 ANNI                     

 

Nella notte del 28 gennaio si è spento, “con un sorriso” come ha ricordato un suo collaboratore, Oscar Luigi Scalfaro, presidente della Repubblica dal 1992 al 1999. Da quel 25 maggio, due giorni dopo la strage di Capaci, Scalfaro ha rappresentato per un settennato la nostra nazione. Non intendo addentrarmi in valutazioni politiche, che lascio alla competenza di altri. Vorrei sottolineare come la sua fede non sia mai stata disgiunta dal suo agire politico. La sua adesione al Vangelo ha sempre ispirato le sue scelte di servitore del bene comune, rispettoso della laicità dello Stato.

Scorrendo la sua biografia scopriamo che Luigi Scalfaro ha ottenuto a 27 anni il consenso di 40 mila persone nell’elezione dell’Assemblea costituente come candidato indipendente nelle file della Democrazia cristiana. Era nota la rigorosa preparazione giuridica di questo giovane magistrato, la sua formazione cristiana, particolarmente legata all’Azione cattolica. Scalfaro non ha mai ritenuto un fatto privato la sua militanza nell’associazione; nel momento del suo giuramento da presidente della Repubblica, all’occhiello della sua giacca brillava la spilla, sempre gelosamente custodita, della Gioventù cattolica. Ricordo che nell’incontro nazionale dei giovani dell’Azione cattolica del 10 maggio 1997, allo stadio Olimpico di Roma, ospite d’onore, orgoglioso e fiero della propria appartenenza associativa, così si rivolse alle migliaia di giovani di tutta Italia che lo applaudivano: «Mi fu chiesto un giorno da una persona autorevole, ero ai primi mesi di questa mia responsabilità, perché porta quel distintivo dell’Azione cattolica? Io ho risposto: lo porto perché vi entrai a undici anni e lì, mentre c’era la dittatura, mi hanno insegnato che cos’era la libertà, mi hanno insegnato che prima si lotta e si paga per la libertà degli altri e poi per la propria».

Da quella scuola popolare, Scalfaro aveva appreso la passione per l’uomo, la libertà e la democrazia, ma soprattutto aveva coltivato la sua fede, che, come ha ricordato monsignor Paglia, vescovo di Terni celebrando le esequie lunedì 30 gennaio, «è stata la ragione della sua profonda azione politica per il bene di tutti». E ha continuato: «A me ha fatto impressione, mentre sono andato al suo capezzale, vedere sul comodino accanto al suo letto la corona del Rosario, la Bibbia, le fonti francescane e la Costituzione. Qui c’è tutto Scalfaro, quest’uomo che a 27 anni ha preso parte alla vita politica scrivendo la Costituzione, fino agli ultimi suoi giorni legato, potremmo dire, a Dio e al Paese». La storia dirà qual è stato il valore del politico Scalfaro; certo l’uomo, rimasto vedovo per la perdita della moglie nel parto dell’unica figlia Marianna, ha saputo tenere alto il senso della propria appartenenza cristiana, ha cercato di infondere coraggio alle giovani generazioni perché si rendessero sempre più consapevoli promotori della vita sociale, civile, politica e religiosa del nostro amato Paese.

In un tempo come quello che stiamo vivendo, in cui la cura di una nazione quasi in panne è affidata a una politica fatta di provvedimenti di emergenza fa bene a noi tutti guardare alla rassicurante esperienza di quest’uomo che, per citare De Gasperi, non apparteneva alla schiera dei «politici che pensano alle prossime elezioni» ma a quella degli «statisti che pensano alle prossime generazioni».

Paolo Brugnera

Commenti

Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
Code   
Invia commento