
da L'AZIONE di Domenica 8 agosto 2010
IL PRESIDENTE DELLE ACLI TREVIGIANE ANDREA CITRON RIFLETTE SUI SUICIDI CONSEGUENZA DELLA CRISI DEL LAVORO
Nonostante qualche timido segnale di ripresa, siamo ancora nel pieno della più grave crisi economica che si ricordi: i dati parlano di 94 mila posti di lavoro persi in due anni in Veneto; il tasso di disoccupazione è al 5,6%; e se nel 2008 il 30% della contrazione aveva riguardato gli stranieri, l’Istat ci dice che nel 2009 le assunzioni degli under 29 sono crollate del 25 per cento.
Le notizie peggiori continuano ad arrivare: negli ultimi giorni è drammaticamente giunto a 20 il numero di persone che dal 2008 si sono tolte la vita nel Nord-Est per motivi legati al lavoro. Uomini soprattutto, che hanno perso la speranza e con un gesto estremo hanno pensato di mettere fine alla loro disperazione.
Ogni giorno ai nostri sportelli, servizi e circoli Acli, incontriamo persone smarrite e disorientate, che faticano a trovare le forze e le possibilità di reinventarsi una nuova occupazione, insicure perché la flessibilità e la mobilità del mercato non si sono trasformate in opportunità per tutti ed anzi hanno imposto non solo una frenata nei consumi e negli stili di vita ma soprattutto un marcato disagio sociale.
La perdita del lavoro assume, in un contesto come il nostro così fortemente competitivo e centrato sull’individualismo e sui consumi, diversi significati: soprattutto rappresenta la perdita di dignità e riconoscimento sociale, oltre che di categorie mentali condivise che ci definiscono nel nostro ruolo pubblico, specie in questo ricco e laborioso Nord-Est. Non si tratta solo di minori disponibilità economiche, ma piuttosto di fare i conti con la logica imperante valore = successo = soldi = stima sociale. Chi non ha, dentro e attorno a sé, forti valori di riferimento, reti di relazioni (e da sole potrebbero comunque non rivelarsi sufficienti) corre il rischio di perdere la propria identità, il senso e la misura delle cose, in ultima analisi di “rompersi”.
In più, dover fare i conti con la precarietà lavorativa, specie per i giovani che tanto hanno bisogno di questa base sicura per costruire realisticamente il proprio futuro e la propria indipendenza, chiede davvero percorsi di maturazione nuovi, capaci di alimentare la speranza e le possibilità di riuscire a creare opportunità di vita dignitosa e libera, consapevoli del valore stesso della propria esistenza.
È l’effetto solitudine di una società in cui si sono allentati fin quasi a sparire i legami, le relazioni, le solidarietà comunitarie di un tempo, in cui tutti si sentono più isolati, più deboli, più vulnerabili. E timorosi di un futuro che, se promette una vita più lunga, si presenta anche con il volto delle malattie di lunga durata e della non autosufficienza. Mentre le sicurezze del welfare di un tempo – pensioni e sanità in primo luogo – si stanno sbriciolando.
Come cristiani, prima di tutto, dobbiamo tornare a “dare ragione della speranza che è in noi”, come aclisti dobbiamo impegnarci nel continuare a costruire azioni sociali che promuovano nuove forme di tutela per i lavoratori, soprattutto precari. L’obiettivo è una riforma del mercato del lavoro in grado di superare le profonde disparità che permangono e promuovere le indispensabili tutele rivolte a chi oggi – e sono in molti – non solo non beneficia degli ammortizzatori sociali, ma se resta senza lavoro spesso non ha il sussidio di disoccupazione.
È necessario inoltre valorizzare le reti familiari e di sostegno reciproco, perché la condivisione dei problemi e delle criticità – del mondo del lavoro e della vita quotidiana in generale – serve a ipotizzare soluzioni nuove e anche, non da meno, a stemperare l’idea, che spesso si innesta quando si soffre, di essere profondamente soli con i propri problemi. Il nostro Punto Famiglia, attivo su Conegliano e Treviso, nasce proprio con questo obiettivo: che la famiglia torni ad essere il centro e il cuore della nostra società e delle nostre comunità, sostenuta a sua volta e valorizzata per la capacità naturale di accogliere e per il suo sano protagonismo, in grado di creare forti reti di sostegno.
Andrea Citron
presidente Acli Treviso
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