da L'AZIONE di DOMENICA 22 GENNAIO 2012 - Pagina 5 - Attualità                
 
IL PROBLEMA DELLA SICUREZZA  ANALIZZATO DALL'ESPERTA RAFFAELA MULATO (MOVING SCHOOL)                
 
Due incidenti dall’esito drammatico in sole 24 ore, nel Trevigiano e nel Lodigiano, per i quali occorre rispetto e pietas nei confronti di due famiglie che hanno perduto due bambini, ci colpiscono in profondità. Colpiscono perché denunciano in modo brutale un problema e una responsabilità più generali, di carattere tecnico e politico, che riguardano tanto le politiche urbane quanto i comportamenti e gli stili di vita nelle nostre città, piccole o grandi che siano, con conseguenze negative sulla salute, sulla sicurezza e sulla qualità della vita. Abitiamo in città, ma non abitiamo più la città, ovvero viene spesso impedito di viverla, di percorrerla, di conoscerla, tanto è poco accessibile e connotata da tante funzioni sempre più parcellizzate, raggiungibili prevalentemente in automobile. Questo riguarda anche i bambini che vanno a scuola: l’automobile è ritenuta più sicura, rispetto all’andare a piedi o in bicicletta, percepita come attività rischiosa per i bambini. Ma le statistiche nazionali sugli incidenti stradali raccontano una storia molto diversa. I minori infortunati nel 2010 in incidenti stradali sono stati 27.672, mentre 192 sono le vittime. Le ore più pericolose registrate sono quelle dell’entrata e dell’uscita da scuola. Critici risultano i dati sul comportamento in auto in presenza di figli minori di 12 anni: il 51% permette che si siedano sul sedile anteriore, il 33% non fa indossare sempre la cintura di sicurezza, solo il 20% usa il seggiolino. L’indagine conferma come la strada sia uno dei fattori di rischio più elevati: secondo l’Oms gli incidenti stradali sono tra le principali cause di morte di bambini e adolescenti tra i 5 e i 19 anni (fonte Aci, Moige, 2011). La stima dei costi sociali degli incidenti stradali per l’anno 2008 è risultata 30.205 milioni di euro, pari a circa il 2% del Pil (fonte: statistiche Inail, 2010).

La progettazione delle scuole
senza spazi adeguati
Ci troviamo di fronte a una spirale perversa, che ha a che fare con il modo in cui viene “pensata” la città e, di conseguenza, con la pianificazione urbana e del traffico, con la localizzazione delle nostre scuole. Non esiste una cultura dell’accessibilità. Il professionista chiamato a progettare una scuola spesso si trova di fronte a spazi interstiziali individuati senza valutare i problemi di viabilità. L’accessibilità viene risolta in modo più o meno organizzato (o auto-organizzato) per soddisfare la fermata dei “taxi dei genitori” il più possibile vicino all’ingresso della scuola. 
I diritti dei bambini ad un ambiente di vita sano e ad una mobilità autonoma e sicura vengono ignorati. Politici e tecnici sembrano non aver ancora capito quanto questo danneggi le possibilità naturali di sviluppo dei bambini e limiti, di fatto, il loro diritto di crescere. Il “paesaggio scolastico” è spesso desolante: scuole come “recinti chiusi”, isole separate dalla città dalla quale ci si deve difendere; cortili spogli, privi di stimoli; scarso legame con il contesto. L’accessibilità è problematica e diventa difficile poter arrivare a piedi o in bicicletta.

Esperienze e progetti per cambiare
Proprio in questi giorni la Provincia di Treviso ha pubblicato il secondo rapporto su percorsi casa-scuola e pedibus, che presenta i dati raccolti sugli istituti che hanno partecipato al concorso “La scuola va in città” rivolto alle scuole che hanno promosso e realizzato percorsi casa-scuola a piedi e in bicicletta, e due contributi sul rapporto tra mobilità e scuola e su ciò che si può fare, a vantaggio dei bambini, della loro salute e sicurezza, ma anche a beneficio della collettività.
Si tratta di una risposta intelligente, urgente e necessaria, per uscire dall’emergenza, far emergere le criticità ed individuare soluzioni. I dati del rapporto riguardano 30 scuole dislocate in 14 Comuni della Marca (ma in realtà sono di più), con 1.329 alunni che ogni giorno vanno a scuola a piedi; 240.480 sono i chilometri percorsi lo scorso anno, con un risparmio di CO2 di 48.493 Kg. Un segnale positivo che richiama l’attenzione, oltre ai benefici per i bambini e per l’ambiente, sugli interventi migliorativi, sempre possibili, inerenti l’accessibilità e la viabilità attorno alle scuole. Le esperienze migliori si realizzano laddove si stabilisce un’alleanza tra scuola, ente locale, vigili urbani, Ulss, genitori, volontari e le azioni vengono programmate in modo integrato, unendo ruoli istituzionali a impegno e responsabilità delle famiglie. Molto importante è il ruolo dell’ente locale, che interviene con l’eliminazione delle barriere architettoniche, l’installazione di segnaletica orizzontale e verticale e di semafori, la regolazione di zone a traffico limitato nelle fasce orarie di ingresso e di uscita e di zone 30, l’individuazione di punti di raccolta dei bambini, in un raggio di 500-1.000 metri attorno alla scuola, la realizzazione di percorsi ciclo-pedonali.

Le responsabilità della scuola 
La scuola ha una responsabilità importante: riguarda la formazione, l’educazione dei futuri cittadini, che si affacciano in una società complessa. Fare della scuola e della città ambienti educativi capaci di sviluppare competenze sociali e cittadinanza attiva è possibile. La scuola può contribuire a formare una “mentalità ecologica”, influire sui comportamenti e gli stili di vita. Ad una condizione: che si lavori in sinergia con le altre istituzioni che hanno competenze specifiche in ambito urbano, scolastico, sociale, ambientale e della salute. Promuovere la mobilità pedonale e ciclabile dei bambini apre la possibilità di ripensare gli spazi del quartiere e della città per renderli più vivibili; stabilire alleanze tra istituzioni, associazioni, cittadini, rende possibili interventi che altrimenti non lo sarebbero; lavorare insieme per obiettivi comuni alimenta il senso di appartenenza ad una comunità “plurale” e la cura del luogo dove si vive. La città allora può diventare davvero più accogliente e amica e i bambini possono esercitare i loro diritti a crescere più sani, competenti, autonomi. 
Il 22 settembre 2011 è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra la Provincia di Treviso, le Ulss 7, 8 e 9, i presidenti delle Conferenze dei sindaci delle tre Ulss e l’Ufficio scolastico territoriale per la promozione dei percorsi casa-scuola sicuri a piedi e in bicicletta, allo scopo di collaborare insieme per promuovere la mobilità sostenibile, incoraggiare scelte tecniche urbanistiche volte a favorire lo spostamento a piedi e in bicicletta e il cambiamento di comportamenti e abitudini di ragazzi e adulti, diffondere buone pratiche, fornire linee guida e di indirizzo utili alle scuole, ai Comuni, alle associazioni. Non possiamo che augurarci che l’impegno assunto si traduca nello sviluppo e nel potenziamento di azioni concrete, con il concorso di tutti.
Raffaela Mulato
presidente Associazione onlus 
Moving School 2

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