Il discorso del cardinale Bagnasco, presidente della Cei, all’apertura del Consiglio permanente (una specie di parlamentino dei vescovi italiani) tenutosi la scorsa settimana, ha avuto una conclusione inaspettata. «Mi avvio alla conclusione – ha affermato il cardinale – confidando un sogno, di quelli che si fanno ad occhi aperti e che dicono una direzione verso cui preme andare». Eccolo: «Vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici che… sentano la cosa pubblica come importante e alta». Quindi una generazione di credenti che si impegnino in politica mantenendo una stretta coerenza con la propria fede. Il cardinale sogna, perché evidentemente non vede nella realtà questo impegno.
Un impegno che sintetizza così: «Italiani e credenti che avvertono la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l’agire politico». Ritengo preziosa questa indicazione. Non è facile trovare politici o amministratori della cosa pubblica che svolgono il loro compito con senso di responsabilità davanti a Dio. Si può trovare chi lo fa con responsabilità davanti alla propria coscienza, che è già molto. Infatti comporta agire sempre secondo solidi principi morali, senza mai sacrificarli in nome della convenienza del partito e tanto meno degli interessi individuali. Ma rispondere davanti a Dio è qualcosa di diverso.
Lungi dal pensiero di Bagnasco incitare ad atteggiamenti fondamentalisti che impongano ai politici di governare con la Bibbia o il catechismo in mano.
La dottrina sociale cristiana non ha mai avuto la pretesa di avere la risposta per tutti i problemi sociali e, di conseguenza, la Chiesa non ha mai preteso di assumere la guida della società. Queste sono deviazioni pericolose del ruolo della fede religiosa nella vita pubblica.
Il cardinale specifica che per avere politici che rispondano del loro operato davanti a Dio “ci vuole una comunità cristiana in cui i fedeli laici imparino a vivere con intensità il mistero di Dio nella vita”. Ogni cristiano deve essere educato a questa intimità con Dio e il politico ne ha particolare bisogno. L’impegno politico è sempre duro. La vita politica spesso è presentata come l’arena in cui si combatte senza esclusione di colpi, con l’unico intento di abbattere l’avversario oppure come la corsa sfrenata ad accaparrarsi posti, potere, soldi. È una evidente degenerazione, ma molto diffusa. Tuttavia, la politica, anche quando è concepita in senso alto, comporta il conflitto tra posizioni diverse. Per sopportare lo scontro e mantenerlo ad un livello dignitoso, senza usare menzogne, corruzioni, violenze, ci vuole una notevole forza d’animo. Il rapporto con Dio dona questa forza interiore. Nella biografia dei grandi politici credenti, come La Pira, De Gasperi, Moro, è testimoniato questo continuo rapporto con il mistero di Dio, alimentato dalla preghiera e dalle altre pratiche cristiane.
La Chiesa quando rivolge le sue raccomandazioni ai politici, insiste soprattutto sui contenuti da realizzare nella vita sociale. La fede è senza dubbio luce che ci indirizza nel cammino della vita, per cui essere responsabili davanti a Dio per un politico credente vuol dire anche avere chiara consapevolezza dei contenuti fondamentali della vita sociale. Il cardinale Bagnasco non tralascia questo aspetto, egli chiede al politico cristiano di trovare la via che “dispiega meglio il progetto di Dio sull’umanità”, espressione pregnante per indicare i punti irrinunciabili. Ma la sua insistenza è su un aspetto meno evidenziato: la necessità di una profonda spiritualità come presupposto per avere una politica coerente con la fede. E indica la comunità come luogo in cui tale spiritualità è coltivata. Punto dolente. Quante sono le comunità che sanno far vivere la fede anche con questa proiezione verso la vita pubblica? Non si pretende che le nostre comunità parrocchiali sfornino cristiani perfettamente preparati a questo compito, ma che alimentino una fede che comprenda tutta la vita, sia quella strettamente personale, sia quella pubblica che ciascuno di noi inevitabilmente vive.
Nel bailamme elettorale nel quale siamo già entrati (ma anche questo fa parte della durezza della politica) mentre si discute di partiti, di coalizioni, di candidature, e anche delle scelte più opportune e coerenti del credente cristiano, il richiamo del cardinale Bagnasco a questo presupposto essenziale dell’impegno politico del credente è quanto mai opportuno.
Giampiero Moret
Commenti