Liberare, slegare. Sono parole che toccano il centro della vita. Vivere è sentirsi liberi. Ogni legame è percepito immediatamente come un attentato alla vita e provoca rifiuto. La sventagliata di liberalizzazioni del governo Monti tocca queste aspirazioni profonde e suscita adesione. Di fatto il consenso dei partiti è ampio. Curiosamente, tra i partiti che appoggiano il governo, è il Popolo della libertà che avanza più riserve sulle liberalizzazioni proposte e frena l’entusiasmo. Non parliamo poi della Lega che, pur avendo nel suo codice genetico il marchio della destra liberale, è ferocemente contro. Ma questa è una posizione dettata da puri interessi elettorali e per distrarre dagli spinosi problemi interni. Come anche l’Italia dei valori che, mettendosi contro, pensa di lucrare qualche consenso da parte di chi è penalizzato da questi provvedimenti.
Lo scossone al nostro sistema ingessato è stato forte. Mai vista una cosa del genere, si va dicendo. Gli scossoni, però, devono essere ben misurati e ben assestati. Non troppo forti, perché invece di liberare possono schiantare. Non troppo leggeri, perché sarebbero inutili. In realtà le liberalizzazioni sono provvedimenti tecnici e non è facile per comuni cittadini valutarne gli effetti. Difficile capire se oltre le grida di dolore di chi deve abbandonare posizioni di privilegio, ci sono poi alla fine benefici concreti per tutti, un avanzamento sulla via della realizzazione del bene comune.
Un buon criterio di valutazione ci è stato offerto dalla Settimana sociale dei cattolici che si è celebrata nell’ottobre del 2010 a Reggio Calabria. La Settimana aveva proposto cinque verbi che indicavano altrettanti punti cruciali e che potevano costituire cinque impegni da segnare in “un’agenda di speranza per il futuro del paese”, come diceva lo slogan del convegno. Uno di questi era il verbo “slegare”. Si riferiva precisamente alla necessità di togliere tanti legami inutili per imprimere più mobilità al nostro sistema sociale. Colpiva dunque nel segno. Ma durante il lavoro di quei giorni, inaspettatamente, il verbo si è raddoppiato ed è diventato “slegare/rilegare”. Per una buona vita sociale non basta slegare, è necessario anche contemporaneamente individuare i legami giusti. Il pericolo che si corre a sciogliere troppo frettolosamente tutti i legami è che la nave non proceda sulla rotta giusta, ma vada alla deriva. La preoccupazione nasce da una visione della vita che non vede come unico valore la libertà, ma anche la solidarietà, o come proclamava il programma della Rivoluzione francese, la fraternità. Purtroppo lungo lo sviluppo della nuova epoca, inebriati della libertà, si è persa la fraternità. Ma un cristiano non può dimenticare ciò che costituisce il cuore della sua visione della vita. Nel furore di togliere iniqui legami, non si può rompere il buono ed essenziale legame della fraternità, cioè dell’amore.
l raddoppiamento del verbo corrisponde a questa preoccupazione. Nel documento conclusivo della Settimana, al n. 16, si afferma: “Dai lavori è emersa con chiarezza l’attenzione dei cattolici italiani alle dinamiche della vita sociale, aperti verso forme nuove di mobilità e insieme preoccupati dei poveri e di coloro che hanno meno risorse”. Bisogna sempre fare attenzione alle persone “affinché proprio nei processi di mobilità sociale, non vengano stritolate, bensì siano adeguatamente valorizzate”. Perciò “lo slegare richiama la necessità di sciogliere i nodi che rallentano lo sviluppo della vita sociale, mentre il rilegare richiama l’urgenza di rigenerare i legami buoni e di costituirne di nuovi e significativi”.
eguono anche alcune indicazioni concrete. Bene slegare le capacità permettendo a chi le possiede di svilupparle, ma rilegare queste capacità al bene comune, cioè alla realizzazione della giustizia e della pace e non solo all’interesse personale. Bene slegare il mercato: la presenza di più venditori favorisce prezzi più equi e allarga la cerchia di chi può accedere ai beni, ma rilegare i vincoli che proibiscono di vendere certi beni essenziali, perché sono proprietà di tutti. Bene slegare la vita e dare libertà a ciascuno di orientare il proprio impegno professionale, ma rilegare le condizioni della qualità ed eticità delle prestazioni.
Ripeto, è difficile valutare se le liberalizzazioni hanno individuato i legami giusti da colpire, se i colpi sono stati assestati con equità, se ne seguiranno buoni frutti; il suggerimento che allo slegare deve essere sempre affiancato il rilegare, ci offre un buon criterio per un giusto giudizio.
Giampiero Moret
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