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CONEGLIANO: Michela Frezza racconta i suoi trent'anni al servizio dipendenze

L'emergenza droga non è mai cessata

CONEGLIANO: Michela Frezza racconta i suoi trent'anni al servizio dipendenze

Nonostante sia in pensione ormai da sei mesi, quando parla del “suo” servizio dipendenze Michela Frezza usa ancora i verbi al presente. Trent’anni di lavoro nel settore non si possono cancellare in pochi mesi, tanto più se il lavoro è stato prestato con passione ed entusiasmo. «Ho deciso di lasciare a 63 anni per ragioni di salute – racconta Michela –. Sto affrontando da tre anni una malattia che mi ha cambiato la vita. Mi è costato lasciare il Serd (Servizio dipendenze) perché il lavoro mi stava divertendo». A rallegrare le sue giornate da neopensionata, la prima nipotina, Anita, nata lo scorso 23 maggio: «Passerei tutta la giornata a guardarla!».Vittoriese, classe 1957, in Ulss dal 1983, Michela ha iniziato come collaboratore esterno dell’allora Servizio per l’età evolutiva dell’Ulss di Pieve. È approdata al Servizio per le tossicodipendenze (Sert) il 1º giugno 1989 in qualità di psicologa. Dal 1997 ha rivestito il ruolo di dirigente. Nel 2000 è stata il primo “primario” del settore sociale nominato dopo la riforma in dipartimenti. Con la creazione dell’Ulss provinciale le è stato confermato l’incarico di coordinatore e successivamente di direttore del Dipartimento, grazie alla lunga esperienza accumulata.
Sono passati trent’anni e il Serd è oggi più necessario di ieri, perché «girano ancora tantissime sostanze: la cannabis tra i ragazzi, anche ecstasy e alcol, mentre i più “vecchiotti” ricorrono all’eroina. Vi sono poi i cocainomani, difficili da agganciare e per i quali andrebbe pensato un intervento specifico. Quello della diversificazione delle risposte è l’obiettivo primo di questo nostro tempo: l’utenza va dai 12 anni agli ultrasessantenni, le problematiche di fondo sono varie e differenziate, pertanto le risposte devono per forza essere ritagliate sulle varie situazioni». Un altro obiettivo dovrebbe riguardare le famiglie: «Le vedo smarrite già di loro, quando poi per strada compare un figlio che fa uso di sostanze e/o alcol, allora salta tutto. I genitori hanno un gran bisogno di mettersi in rete con altri genitori, per un confronto, un aiuto, una condivisione». L’emergenza dipendenze è acuta ma «le tossicodipendenze sono in fondo alla classifica delle priorità della politica e forse della società: l’ultima legge che ha parlato di servizi per le dipendenze risale al 1999! Gli organici sono ridotti all’osso e non si trovano medici con specializzazioni in questa materia». Ma nonostante tutto, se Michela potesse riavvolgere il nastro sceglierebbe nuovamente di lavorare in questo settore: «Alle mie figlie dico sempre di essere stata una privilegiata». L'intervista integrale nell'Azione di domenica 2 agosto.

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