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TREVISO: infiltrazioni mafiose nell'agroalimentare

Preoccupazione della Coldiretti

“Sembrano pericoli e distorsioni distanti da noi, ma in verità poi influenzano anche i nostri mercati, il nostro lavoro, il costo dei nostri prodotti, la sicurezza delle nostre imprese e famiglie”. Interviene così Antonio Maria Ciri, direttore di Coldiretti Treviso sulle notizie di pericolose infiltrazioni mafiose nell’agroalimentare. “L’ortofrutta è sottopagata agli agricoltori su valori che non coprono neanche i costi di produzione, ma i prezzi arrivano a triplicare dal campo alla tavola anche per effetto delle infiltrazioni della malavita che soffoca l’imprenditoria onesta e distrugge la concorrenza e il libero mercato – continua Ciri -  a conferma di ciò ci sono le significative infiltrazioni di Cosa nostra e della Stidda nelle attività economiche confermate dall'operazione antimafia del Ros che hanno evidenziato la gestione delle mediazione commerciali per la vendita di uva e di altri prodotti ortofrutticoli che rendeva il 3% sulle transazioni per milioni di euro. Così facendo la criminalità non solo si appropria di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma compromette la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani ed il valore del marchio Made in Italy”. Le mafie - secondo Coldiretti - operano attraverso furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, o con il cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, caporalato e truffe nei confronti dell’Unione europea.  Ma – precisa Coldiretti – viene condizionato anche il mercato della compravendita di terreni e della intermediazione e commercializzazione degli alimenti stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati e ristoranti sviluppando un business criminale stimato in oltre 24,5 miliardi di euro dall’Osservatorio Agromafie. “Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “l’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolosa la criminalità nell’agroalimentare che per questo va perseguite con la revisione delle leggi sui reati alimentari elaborata da Giancarlo Caselli nell’ambito dell’Osservatorio agromafie promosso dalla Coldiretti per introdurre nuovi sistemi di indagine e un aggiornamento delle norme penali”. Fenomeni che l’emergenza covid potrebbe ancora incrementare: “Sicuramente nel territorio trevigiano le forze di polizia hanno ben chiara la necessità di implementare la sorveglianza e la prevenzione – conclude Ciri – da parte nostra il doveroso impegno a tenere alta l’attenzione”.    

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