1° MAGGIO: "Il lavoro ci chiama alla pace e ci ricorda che la guerra è il grande inganno"
Così i vescovi nel loro messaggio
Redazione Online
29/04/2026

Il legame tra lavoro e costruzione della pace è al centro del messaggio dei vescovi italiani per la Festa dei Lavoratori del Primo Maggio, che quest’anno segna il 140° anniversario dalla sua istituzione. Un richiamo quanto mai attuale, segnato da un contesto internazionale attraversato da conflitti e tensioni.

Le guerre, sottolinea l’episcopato, incidono profondamente sul mondo del lavoro: l’aumento dei costi energetici pesa su famiglie e imprese, mentre interi sistemi economici vengono destabilizzati. "Il lavoro si intreccia sempre più con la pace e con la guerra", osservano i vescovi, ricordando come le capacità umane possano essere impiegate tanto per la distruzione quanto per lo sviluppo. Se la guerra «distrugge vite, annulla il benessere e danneggia l’ambiente», un’economia orientata alla pace favorisce invece la crescita dei popoli.

Preoccupa, inoltre, una crescente assuefazione alla logica del riarmo. Da qui l’invito a orientare ogni attività umana verso la pace, richiamando le parole del profeta Isaia sull’abbandono delle armi e sulla trasformazione degli strumenti di guerra in strumenti di lavoro.

Secondo i dati citati, una quota sempre più rilevante del lavoro è oggi legata a finalità belliche, con spese militari che hanno raggiunto il 2,5% del PIL mondiale. I vescovi denunciano anche il ruolo della speculazione finanziaria nell’alimentare l’economia di guerra. Rivolgendosi ai lavoratori coinvolti nella produzione di armamenti, il messaggio richiama le parole di Tonino Bello, invitando non tanto a gesti individuali estremi, quanto a promuovere una conversione dell’industria bellica verso produzioni civili.

"Il lavoro ci chiama alla pace e ci ricorda che la guerra è il grande inganno", è la conclusione del documento.

Il Primo Maggio affonda le sue radici nelle lotte per i diritti dei lavoratori. La sua storia inizia negli Stati Uniti, dove già nel 1868 viene introdotta per legge la giornata lavorativa di otto ore nel settore pubblico. La rivendicazione si estende presto al settore privato, fino alle grandi mobilitazioni del 1886, culminate nei tragici eventi di Chicago, con scontri, morti e condanne che segnarono profondamente il movimento operaio. Da allora, la data del Primo Maggio è diventata simbolo universale delle battaglie per il lavoro e la dignità dei lavoratori. In Italia la prima celebrazione risale al 1890.


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