CASE DI RIPOSO: anche in Veneto molte famiglie chiedono il rimborso della retta perché non dovuta
L’appello alla Regione Veneto: "È fondamentale definire in modo chiaro quali siano le patologie a totale carico del Servizio Sanitario"
Redazione Online
06/22/2026
«Chiediamo alla Regione Veneto, visto anche il ruolo che ricopre, di impegnarsi a livello nazionale per ridefinire i limiti e i contorni dell'intervento sanitario per gli ospiti delle case di riposo. Solo così, infatti, si potranno scongiurare i contenziosi fra le famiglie degli ospiti, le stesse case di riposo e i Comuni, che si sono concretizzati con centinaia di ricorsi e altrettante richieste di rimborso delle quote versate per il “ricovero” anche nel nostro territorio».
Il sindacato dei pensionati del Veneto – in linea con Cgil, Cisl e Uil nazionali che sul tema hanno richiesto al ministro Schillaci l’apertura di un tavolo di confronto – lancia un appello alla nuova Giunta affinché affronti questa delicatissima problematica, aumenti il finanziamento delle impegnative di residenzialità (a oggi insufficienti a coprire il fabbisogno, tanto da lasciare in lista d’attesa migliaia di anziani), diversificandole in base alla gravità del non autosufficiente, e ne aumenti il loro valore.
La questione è ormai nota, in seguito ad alcune sentenze (in particolare quella della Corte di Cassazione del 17/10/2024) che hanno aperto la strada dei ricorsi.Di fatto, gli ospiti delle case di riposo sono assoggettati a due quote, una sanitaria, a carico del Servizio Sanitario, e una socio-assistenziale (o alberghiera) a carico del paziente. Le sentenze sopracitate dicono però che per alcune patologie gravi, come ad esempio l’Alzheimer, la quota sanitaria è inscindibile da quella socio-sanitaria, l’una insomma è inestricabilmente connessa con l’altra e non possono essere separate. Prevale dunque l’ambito sanitario, che contempla l’intero contributo da parte del Servizio Sanitario. Per questo motivo le famiglie di ospiti, quasi sempre ormai deceduti, richiedono il rimborso di mesi e mesi di rette pagate a fronte di malattie che, secondo le ultime sentenze, dovrebbero essere completamente a carico del servizio pubblico.
«Come sindacato regionale dei pensionati – commentano dallo Spi Cgil del Veneto – appoggiamo in pieno la richiesta dell’apertura di un tavolo di confronto nazionale formulata da Cgil, Cisl e Uil. Da parte nostra chiediamo alla Regione di fare la sua parte. Bisogna definire limiti e contorni degli ambiti sanitari per evitare di aprire contenziosi molto delicati anche in termini economici».
In tale contesto, il sindacato dei pensionati della Cgil del Veneto rinnova un’altra richiesta già messa sul tavolo in più occasioni. «Chiediamo alla giunta Stefani – concludono dal sindacato - di aumentare le impegnative di residenzialità, considerando che solo nel 2023 oltre 4 mila anziani hanno dovuto pagare l’intera retta (in Veneto mediamente 95 euro al giorno, 2.850 euro al mese) perché sprovvisti dell’impegnativa stessa. Ribadiamo anche la necessità di accrescere il valore economico del contributo regionale, oggi fermo a 52 euro giornalieri, importo per noi insufficiente per dare davvero una mano agli ospiti e alle loro famiglie chiamate ad affrontare oggi costi del tutto insostenibili»