DIOCESI: p. Osorio, una "matita di Dio" contro i muri dell'odio
Ieri, Vittorio Veneto e Treviso in preghiera per il vescovo ucciso in Mozambico
Alessio Magoga
06/19/2026

La veglia ai Santi Pietro e Paolo. L'omelia del vescovo Battocchio: «Era un profeta della verità, radicato sulla Roccia di Cristo. Non aveva paura del dialogo perché non vedeva nell'altro un nemico».
Resta il disorientamento per una morte violenta e improvvisa, ma resta soprattutto la forza di un amore che vince il male. La sera di martedì 18 giugno, la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo a Vittorio Veneto ha ospitato una intensa veglia di preghiera in memoria di mons. Osorio Citora Afonso, il missionario della Consolata e vescovo ucciso il 6 giugno scorso nella sua residenza episcopale in Mozambico, nella diocesi di Quelimane. La veglia è stata organizzata congiuntamente dalle diocesi di Vittorio Veneto e di Treviso, insieme ai Missionari della Consolata («Casa Milaico» di Nervesa). Ad accompagnare la preghiera, i canti del Coro Tatanzambe, che hanno scaldato l'atmosfera.
I legami con il Trevigiano e il dramma del Mozambico
Monsignor Osorio, che ha ricevuto l'ultimo saluto in Mozambico il 12 e 13 giugno con la sepoltura nel seminario maggiore di Nampula (sua città natale), ha lasciato un segno indelebile anche nel Trevigiano. Tra il 2013 e il 2014 aveva vissuto proprio a Vittorio Veneto, per poi spostarsi dal 2015 al 2017 a Casa Milaico dei missionari della Consolata sul Montello, a Nervesa della Battaglia.
La testimonianza di Chiara Viganò, che ha vissuto nella comunità di Nervesa, ha ripercorso gli anni di vita comunitaria condivisa tra alcune famiglie e i missionari della Consolati (e tra questi anche p. Osorio). Chiara ha restituito il ritratto di un uomo «disarmante»: colto e studioso (aveva approfondito gli studi biblici anche a Gerusalemme), ma prima di tutto gioioso. «Sapeva consolare - ha affermato Chiara -, ma sapeva anche farsi consolare nei momenti di stanchezza. Con lui si viveva una vera vita di famiglia». Anche da lontano, da Roma o dall'Africa, padre Osorio non faceva mancare messaggi e vicinanza, sostenendo progetti importanti come l'accoglienza dei migranti.
Il suo sangue si unisce ora a quello delle oltre 6.000 vittime che dal 2017 a oggi si registrano in Mozambico a causa del terrorismo, una crisi umanitaria che conta quasi un milione e mezzo di profughi. Tra questi martiri, anche suor Maria De Coppi, la religiosa originaria di Ramera uccisa a Chipene nel 2022.
L'omelia di mons. Battocchio: la logica dell'esclusione e la "roccia" di Cristo
La veglia è stata presieduta dal vescovo di Vittorio Veneto, mons. Riccardo Battocchio. Nella sua intensa riflessione, il presule ha offerto elementi profondi per comprendere il contesto del martirio, anticipando alcuni passaggi di un'intervista rilasciata dal sindaco di Quelimane, che L'Azione pubblicherà sul prossimo numero cartaceo.
Il sindaco ha spiegato che la piaga principale del Mozambico attuale è una visione del mondo fondata sull'esclusione e sulla negazione dell'altro: «Chi non è come me non ha diritto di esistere, deve essere sottomesso e cancellato». In questo contesto, monsignor Osorio è stato visto come «un gigante da abbattere», un «profeta della verità». Era un uomo straordinariamente inclusivo, capace di superare ogni barriera religiosa per sedersi a dialogare e abbracciare non solo i cristiani, ma anche indù e musulmani, forte della convinzione che siamo tutti figli dello stesso unico Dio.
Mons. Battocchio si è chiesto da dove nascesse questa straordinaria capacità di andare oltre la contrapposizione tra «noi e loro». La risposta, ha spiegato il Vescovo, si trova nel Vangelo della casa costruita sulla roccia: «Non è solo questione di buoni sentimenti o di buon carattere. C'è qualcosa di più radicale. Una casa costruita su solide fondamenta non ha paura di aprire le sue porte per accogliere l'altro. Se una persona è radicata in Cristo e nella sua Parola, non ha paura di entrare in dialogo con chi la pensa diversamente. Chi è davvero credente non vede l'altro come un nemico o un avversario. È invece la persona o la comunità incerta e insicura che, per difendersi, ha bisogno di chiudersi e di rifiutare l'incontro».
Una matita nelle mani di Dio
Riprendendo il motto episcopale di mons. Osorio tratto dal Salmo 119 («Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino»), la veglia si è conclusa con l'impegno a raccogliere i frutti del suo operato. Come ricordava lo stesso padre Osorio citando Santa Teresa di Calcutta, il cristiano è chiamato a essere «una matita nelle mani di Dio per scrivere una lettera d'amore e di pace alla società». Nessuna violenza potrà fermare i semi di speranza che monsignor Osorio ha seminato nel Veneto, in Italia e nel mondo. La preghiera finale è stata una richiesta corale di pace e giustizia per il martoriato popolo mozambicano e di vicinanza alla famiglia del vescovo, in particolare alla sua mamma.
Al termine della veglia, a tutti i presenti sono stati donati un cartoncino con il motto episcopale di mons. Osorio («Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino») ed una matita, per essere tutti – come padre Osorio – delle «matite nelle mani di Dio». AM
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