ECONOMIA: caro-energia, imprese sempre più preoccupate
Indagine nazionale della Cna
Redazione Online
09/23/2026

L’aumento dei costi energetici continua a rappresentare una delle principali criticità per micro e piccole imprese. Un problema che riguarda da vicino anche il tessuto produttivo della Marca Trevigiana, caratterizzato dalla presenza capillare di imprese artigiane e PMI che devono fare i conti con prezzi energetici elevati e difficili da prevedere. A fotografare la situazione è l’indagine nazionale CNA "Energia e Piccole Imprese" realizzata su un campione rappresentativo di imprese associate di diversi settori produttivi. Il quadro che emerge è quello di un costo dell’energia ormai diventato strutturale per la competitività delle imprese.
Secondo la rilevazione, il 78,2% delle imprese considera preoccupanti per la propria attività le conseguenze delle tensioni geopolitiche sui mercati energetici. Soltanto il 7,1% non ravvisa particolari motivi di preoccupazione. Il costo dell’energia incide in misura rilevante sull’attività dell’84% delle imprese: il 39,1% lo considera molto impattante e il 44,9% abbastanza impattante. La questione energetica, quindi, non riguarda più soltanto i comparti tradizionalmente energivori, ma attraversa ormai l’intero sistema delle micro e piccole imprese.
A preoccupare è soprattutto la persistenza del fenomeno. Nell’ultimo anno, per l’86,7% delle imprese è aumentato il livello di allarme legato ai costi energetici. Per il 25,9% è cresciuto molto, mentre soltanto l’1% segnala una diminuzione.
Le aspettative trovano conferma nelle bollette. Il 76,5% delle imprese dichiara di aver registrato un aumento della spesa energetica nell’ultimo semestre. Tra le aziende che hanno subito rincari, il 45,8% indica una crescita compresa tra il 10 e il 20% e il 19,1% segnala incrementi superiori al 20%. Quasi due imprese su tre, tra quelle interessate dagli aumenti, hanno quindi sostenuto rincari superiori al 10%.
L’effetto principale è la riduzione della marginalità aziendale, indicata dal 56,8% delle imprese. Soltanto il 20,4% è riuscito a trasferire almeno in parte i maggiori costi sui prezzi praticati ai clienti, mentre il 2,7% ha dovuto ridurre la produzione o i servizi offerti.






