EDITORIALE: il caso Pirlo e l'emergenza gioco d'azzardo in Italia
Non è solo un problema di essere pro o contro Putin
Alessio Magoga
08/03/2026

Il calcio italiano è scosso dal fallimento della candidatura di Andrea Pirlo a commissario tecnico della Nazionale. La scelta dei vertici della Fgci – la Federazione italiana del giuoco del calcio – è stata bocciata. Pirlo è stato dichiarato non candidabile a causa di un contratto in essere come "global ambassador" cioè rappresentante mondiale della Fonbet, un'agenzia di scommesse russa, finita – in virtù del cancan mediatico di questi giorni – nella lista nera dei siti non autorizzati in Italia.
Il fallimento della scelta è dovuto almeno a due ordini diversi di motivazioni. Il primo riguarda la questione dell’appoggio di Pirlo alla Russia (e quindi all’invasione dell’Ucraina), dal momento che il “patron” di Fonbet è Sergey Lomakin, un oligarca russo vicino a Putin. A questa prima obiezione, Pirlo ha replicato dicendo che il suo accordo con Fonbet è puramente di tipo commerciale e non vuole essere, in alcun modo, un avvallo di carattere politico. La qual cosa può anche essere, da un punto di vista formale, ma nella sostanza ci sembra piuttosto difficile da sostenere (anche se su questo argomento si potrebbe avviare un ampio dibattito).
Dirimente, invece, ai nostri occhi è il secondo ordine di motivazioni. Fonbet è una agenzia di gioco d’azzardo e Pirlo ne è il testimonial, vale a dire presta il suo volto, la sua figura, per fare pubblicità all’azienda che vive sulle scommesse degli utenti. È del tutto inaccettabile che il ct della Nazionale italiana presti la propria immagine alla promozione del gioco d’azzardo o delle scommesse (che di fatto sono la stessa cosa!). Non rendersi conto di quanto assurdo sia tutto ciò significa non avere la minima idea delle drammatiche dimensioni di un problema che sta impoverendo il Paese. Ben venga, quindi, l’indignazione del Codacons che è intervenuto “a gamba tesa” sul caso Pirlo, ribandendo che in Italia c’è il divieto di pubblicità e sponsorizzazione alle scommesse e ai giochi in denaro.
In alcuni recenti e fortunati articoli, “Avvenire” ha richiamato l’attenzione sul fenomeno. Secondo i dati ufficiali dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - si legge nelle pagine del quotidiano cattolico - nel primo trimestre del 2026 la raccolta del gioco d'azzardo ha raggiunto il record storico di 45,4 miliardi di euro, con un incremento del 17% rispetto all'anno precedente.
Se questo trend dovesse confermarsi, a fine anno la cifra complessiva potrebbe superare i 190 miliardi di euro. C’è chi parla di una "situazione fuori controllo" e di una "crisi di speranza" che spinge le persone più fragili a cercare rifugio in una fortuna immaginaria; altri denunciano un processo di "normalizzazione" dell'azzardo, sostenuto spesso da campioni dello sport e testimonial famosi che rendono il gioco socialmente accettabile anche agli occhi dei più giovani. Nonché dallo Stato, aggiungiamo noi, che attraverso il gioco d’azzardo realizza importanti introiti (cui è difficile saper rinunciare). Le testimonianze di chi ha familiari vittime del gioco d’azzardo sono drammatiche: figli che raccontano di famiglie distrutte dai debiti dei genitori; pensionati che impegnano l'intero stipendio nelle "macchinette mangiasoldi" delle tabaccherie e dei bar…
La richiesta, allora, è che lo Stato, da un lato, smetta di "guadagnare sui poveri" e, dall’altro, metta in guardia i cittadini dalla “malattia del gioco” (ludopatia). Altro che allenatori della nazionale testimonial dell’azzardo! AM
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