MISSIONI: Emma, da Camino di Oderzo alla Bolivia
La lettera della ragazza partita con l'Operazione Mato Grosso
Redazione Online
10/14/2026
Come alcuni di voi si ricorderanno, a giugno sono partita all’avventura in Bolivia per 6 mesi, in missione con l’Operazione Mato Grosso. Ed è dalla Bolivia che ora vi sto scrivendo questa breve lettera per ringraziarvi ancora per il sostegno che ho ricevuto in questa mia decisione; dal sostegno morale a quello concreto con la cena e vendita torte a Camino che ha fatto in modo che arrivassi qui con qualcosa di concreto per aiutare la gente; grazie all’aiuto di tutti voi e per il sostegno di Don Pierpaolo.
Ci tenevo a raccontarvi dove sto vivendo e cosa sto facendo, per rendere tutti partecipi e anche farvi rendere conto di come il vostro aiuto sia stato molto bello e utile.
Sto vivendo in un paese sull’altipiano della Bolivia, al nord, si chiama Humanata. Tutto é molto diverso dall’Italia, a partire dal paesaggio: montagne e montagne sperdute nel nulla con qualche famiglia che ci vive. Appena arrivata mi sembrava di essere sulla luna, solo che qui incredibilmente le persone ci vivono davvero. Humanata é un piccolo paese, neanche paragonabile ad un nostro paese, a 4200 m s.l.m, fa molto freddo, soprattutto la notte quando tutto ghiaccia. L’ambiente ostile non permette di coltivare quasi nulla se non le patate, non ci sono piante o alberi per scaldarsi.
La gente é molto povera, vive di coltivazione di patate e pascolo di pecore e lama, ci sono anche le mucche ma si usano solo per lavorare la terra con l’aratro, non c’é il trattore. Infatti queste mucche sono talmente magre che non producono latte o comunque poco. La gente qui si muove solo a piedi o con qualche bus che passa una volta a settimana, nessuno ha la macchina, qualcuno usa la moto. L’acqua arriva in questa comunitá una volta a settimana e principalmente la usano per dar da bere agli animali o bere loro, non di certo per lavarsi. Lavano i vestiti al fiume ogni tanto. Le case sono molto particolari, costruite in mattoni di fango e acqua, molto piccole (io non ci entro bene), molto disordinate, spesso costituite da una sola stanza dove dorme tutta la famiglia in una specie di materasso (diciamo non in memory foam) e poi un altro angolo dove si cucina; é tutto bruciato e non si capisce quali siano i piatti sporchi e quali puliti.
Potrei raccontarvi ancora tanto altro di come vive la gente qui perché é talmente diverso e per me impossibile che ancora faccio fatica a crederci. Però intanto vi racconto di quello che faccio.
Io sto vivendo in una specie di casa parrocchiale, insieme a Monica e Wilma. Monica é una signora italiana, lecchese che da venti anni vive qui, ha aperto questa missione e creato questo ambiente bellissimo.
Wilma é un ragazza della mia etá, di Humanata, che, dopo aver conosciuto l’Operazione Mato Grosso e aver fatto un’esperienza di volontariato in Equador, ha deciso di fermarsi qui ad aiutare.
La casa dove vivo é molto semplice, questo é lo stile che Monica ha deciso di mantenere per essere il piú possibile vicino alla gente del posto. Non ho molte comoditá come la lavatrice, il bagno in casa, la doccia, l’acqua calda, uno specchio. Sono tutte cose che all’inizio non concepivo, poi pian piano ho capito che la gente qui vive cosí e questo sacrificio piccolo, per provare a stare come loro, mi sta solo facendo bene e mi fa rendere conto di quante cose scontate a casa ho sempre a disposizione.
Passo le mie giornate con i bambini perché la nostra é una casa sempre aperta a chi ha bisogno e principalmente ai bambini. La mattina aiuto all’asilo nido, nel primo pomeriggio vengono i bambini a fare i compiti di scuola, vanno a casa e alle 18 tornano per giocare e cenare assieme. Vengono ogni giorno tanti ragazzi e tanti bambini; all’inizio non capivo, mi chiedevo cosa ci facessero sempre qui. Poi pian piano sto conoscendo le loro storie: sono quasi tutti bambini soli, che vivono con i fratelli, la nonna, senza genitori o come se non ci fossero. Bambini dimenticati dalla mamma che a due anni vengono da soli all’asilo a piedi.
Bambini che devono andare a cercare e poi “badare” ai genitori ubriachi. Bambini che hanno i genitori che vivono in cittá con un’altra famiglia e tornano a trovarli una volta all’anno. Ragazzi che a 15 anni si ritrovano a fare da genitori ai fratelli piú piccoli, crescerli ed educarli. Sono bambini che hanno voglia di giocare, di stare assieme, di mangiare (hanno davvero tanta fame). Bambini con le guance rovinate dal sole e i denti marci perché non mangiano abbastanza. Bambini che non hanno di cui lavarsi. Sono bambini che dopo due ore di strada per andare a scuola tornano presto per portare a pascolare i loro lama fino a sera.
Insomma passo le giornate a giocare e stare con loro, provando a volergli bene, un bene che tanti di loro non conoscono, un bene materno, paterno e fraterno che io sempre ho dato per scontato, anzi lamentandomi delle troppe preoccupazioni che i miei hanno nei miei confronti, ora mi sento quasi in colpa. Molto spesso vado anche nelle case della gente delle comunitá distanti da Humanata, vado a dare dei viveri o a fare oratorio (come il nostro grest) per far stare un po’ assieme i pochi bambini sperduti nelle montagne. Stando qui mi sto rendendo conto di quanto sono fortunata ad avere tutte le comoditá e cose per noi scontate, dalla varietá di cibo quando e come voglio, alla doccia calda, alla pizza a casa sul divano, a un tetto che non mi faccia gocciolare in testa, al potermi muovere dove e quando voglio sempre, ad andare a scuola e imparare davvero. Ma piú di tutto mi sto rendendo conto di quanto sia bello e non scontato avere una famiglia, amici e persone che mi vogliono bene, un bene che qui non é dovuto, soprattutto per i bambini che sto conoscendo.
Ecco questa é in poche righe la realtá che sto vivendo, scusate se ho usato parole crude e un po’ tristi, ma ció che vedo e sento in questi mesi é forte, sarei superficiale a raccontare la “bella storia”.
Il bello è peró che sempre sono circondata dal  sorriso dei bambini, dalla gratitudine della gente del paese per quello che facciamo qui, anche, e soprattutto, grazie al lavoro dei ragazzi in Italia e al vostro contributo. Per questo motivo ancora vi ringrazio tanto e saluto con affetto, mandando un grande abbraccio a tutti. Ricordandovi e ricordandomi che nonostante le nostre fatiche quotidiane, siamo sempre fortunati e dobbiamo esserne grati. Un abbraccio grande
Emma Battistetti
Humanata, Bolivia

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