MOZAMBICO: "Che scorrano la giustizia e la pace"
Rileggendo oggi le parole di mons. Osório Citora Afonso a Ramera
Alessio Magoga
06/06/2026

«Che scorrano la giustizia e la pace». A quasi tre anni di distanza dalla veglia in ricordo di suor Maria De Coppi celebrata a Ramera, le parole pronunciate allora da padre Osório Afonso Citora risuonano oggi con una forza particolare.
Il missionario della Consolata mozambicano, divenuto poi vescovo ausiliare di Maputo e successivamente vescovo di Quelimane, è stato ucciso il 6 giugno nella sua residenza episcopale. Una notizia che ha scosso la Chiesa del Mozambico e quanti lo avevano conosciuto anche nella nostra diocesi.
Era il settembre 2023 quando il Centro missionario diocesano organizzò a Ramera una veglia nel primo anniversario dell'uccisione di suor Maria De Coppi. A portare la sua testimonianza fu proprio padre Osório, che con la missionaria comboniana aveva condiviso non soltanto l'amore per il Mozambico, ma anche la sofferenza per le ferite che continuano a segnare quel Paese.
Partendo dal messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, padre Osório richiamò il tema scelto per quell'anno: «Che scorrano la giustizia e la pace».
«Questo – disse – è anche il grido che suor Maria continua a lanciare per il suo popolo. Suor Maria amava la terra. Amava il suo popolo e ha più volte denunciato le ingiustizie che si compiono in Mozambico. Con il Santo Padre e con suor Maria voglio dire anch'io: che scorrano la giustizia e la pace. Non solo nel nord del Mozambico, ma in tutto il Mozambico e nel mondo intero».
Nel suo intervento raccontò anche il profondo legame personale che lo univa alla missionaria. «Mi sento coinvolto nella storia del mio popolo, la stessa storia di suor Maria», spiegò. Nato nel 1972, in piena guerra civile, era cresciuto nella regione di Nampula, gli stessi luoghi che per decenni avevano visto la presenza missionaria di suor Maria De Coppi.
Ma il cuore della sua riflessione riguardava le cause della violenza che ancora oggi affligge il Mozambico. Padre Osório invitava a non fermarsi alle spiegazioni più semplici. Dietro il terrorismo e l'instabilità vedeva l'intreccio tra interessi economici, debolezza delle istituzioni e sfruttamento delle immense risorse naturali del Paese.
«Le religioni non sono la causa delle guerre – affermava –. Piuttosto, sono spesso utilizzate politicamente insieme agli interessi economici che stanno dietro ai conflitti».
Particolarmente lucida appariva la sua analisi di quella che definiva la “maledizione delle risorse”. Le zone più ricche di gas, petrolio e minerali, osservava, sono spesso anche quelle più esposte alla violenza e alle lotte per il controllo del territorio. Per questo riteneva che il vero nodo della questione fosse l'accaparramento delle risorse naturali, mentre le motivazioni religiose e le fragilità sociali finiscono spesso per mascherare problemi più profondi.









