
Si è conclusa oggi, domenica 12 aprile, l’Assemblea nazionale di Pax Christi Italia. Ben più di un appuntamento formale e statutario: uno spazio condiviso per rileggere l’orizzonte attuale, complesso e drammatico, segnato dal moltiplicarsi delle guerre, dalla follia di scelte politiche che incidono sulle sorti del pianeta, dall’aumento del riarmo, dai morti e dagli sfollati in Libano, Sudan, Iran. Un tempo in cui l’economia corre senza freni, lasciando indietro intere fasce di popolazione. E Gaza, sempre lì, a resistere e insieme a scomparire.
«Disarmare il cuore, per disarmare gli imperi» è il filo conduttore dell’assemblea e degli incontri di apertura. «Signore della vita […] disarma i nostri cuori dall’odio, dal rancore e dall’indifferenza, perché possiamo diventare strumenti di riconciliazione», esortava papa Leone lo scorso 3 marzo, chiedendo di illuminare «i leader delle nazioni, affinché abbiano il coraggio di abbandonare i progetti di morte, fermare la corsa agli armamenti e mettere al centro la vita dei più vulnerabili».
I lavori assembleari si aprono con l’invito del presidente di Pax Christi, mons. Giovanni Ricchiuti, a «scomunicare» il presidente statunitense e tutti coloro che provocano o fanno guerre.
Ampio spazio, nella giornata di sabato, è stato dato alla lettura del contesto attuale e dei percorsi in atto – o da costruire – nella Chiesa, nelle relazioni, nell’informazione, nell’ambiente e nell’economia, con interventi di don Giacomo Panizza, Lucia Capuzzi, Vittoria Priscindaro, Alessandra Fabbretti, Adriana Salafia, Raffaella Bolini. I saluti dei rappresentanti di Rete Italiana Pace e Disarmo, di Libera e della Rete dei Numeri Pari, dell’associazione Carma per pace sono stati anche intrecci di impegno e di cammino comune. Significativa anche la presenza di don Mattia Ferrari e, con lui simbolicamente tutti i migranti che attraversano il Mediterraneo, i volontari impegnati in loro soccorso e i movimenti popolari che don Mattia coordina: una testimonianza che invita a accompagnare e sostenere questo lavoro.
Come organizzare la resistenza? A partire dall’educazione alla pace, ha indicato nella sua relazione il coordinatore nazionale Antonio De Lellis. Accanto a questo, le molte azioni per il disarmo, per il dialogo tra Chiese e culture, per un’informazione capace di dare voce e volto alle resistenze e ai movimenti dal basso, in grado anche di smontare gli imperi.
Pax Christi Italia, con Attac, Un Ponte Per e altre associazioni, è promotrice del processo nei confronti di Leonardo spa e dello Stato italiano per la violazione dell’articolo 11 della Costituzione. Appoggia, inoltre, con Rete Italiana Pace e Disarmo, la proposta di legge di iniziativa popolare per la creazione di un Dipartimento di Difesa Popolare Nonviolenta e Non Armata e rilancia la richiesta – avanzata da anni dall’associazione Giovanni XXIII – di istituire un Ministero della Pace. Accanto a tali iniziative l’Assemblea del movimento per la pace auspica anche la costruzione di un impegno più fermo verso lo scioglimento della Nato e, nel frattempo, la forte presa di distanza dalle sue politiche armate.
Dall’Assemblea emerge anche un’esortazione chiara: occupiamoci di più di Africa! Un continente immenso e plurale, attraversato da guerre sanguinose e dimenticate, come quella in Sudan, ma anche da esperienze di resistenza che aprono spiragli di speranza.
I partecipanti esprimono, inoltre, forte preoccupazione per il possibile ritorno alla leva: nessuna patria, nessuna guerra, nessuna arma! Sin da ora ribadiscono il rifiuto di imbracciare le armi, nel solco della memoria e dell’impegno degli obiettori di coscienza che hanno conquistato, anche a costo del carcere, il riconoscimento di questo diritto.
Pax Christi è un approdo – conclude il coordinatore nazionale – per quanti scelgono la nonviolenza come via per costruire «un altro mondo possibile» e, al tempo stesso, è in movimento, in cammino, capace di intrecciare relazioni, promuovere campagne e azioni, seminare speranza.
Dai gruppi di lavoro emerge un invito a superare una Chiesa «troppo depositaria della verità» e a liberarsi da forme di dipendenza clericale, seguendo il cammino aperto da papa Francesco e oggi proseguito da papa Leone. Si rileva il vento ecclesiale nuovo, ben evidenziato dalla Nota pastorale della CEI sull’educazione alla pace disarmata e disarmante che indica percorsi concreti: dalla smilitarizzazione dei cappellani militari all’adesione alla Campagna contro le banche armate, fino alla creazione di scuole di nonviolenza nelle città e nelle comunità ecclesiali.
A margine dell’assemblea, alcuni aderenti sono stati fermati in piazza San Pietro mentre partecipavano alla preghiera per la pace: sequestrato uno striscione di Pax Christi e contestata una maglietta con l’articolo 11 della Costituzione.
L’Assemblea si è conclusa con un segno forte: un sudario esposto nella sala con i nomi dei bambini palestinesi uccisi in questo insopportabile genocidio. I ragazzi di Carma per la pace hanno scritto a mano quei nomi su un grande lenzuolo bianco: «Ogni mano che ha scritto un nome ha contribuito, con delicata forza e fermezza, a imprimere la brutalità del genocidio, a restituire dignità a quei bambini, a chiedere giustizia per le loro vite». Una ninna nanna ha accompagnato questo momento. Restano i nomi, letti dai partecipanti. Perché ogni vittima di ogni guerra, in ogni parte del mondo, ha un nome, da pronunciare ad alta voce. Perché la guerra – come ribadisce con forza mons. Giovanni Ricchiuti – è una brutalità inaccettabile e un peccato contro il Dio della Vita.








