
Con l’avvicinarsi della primavera, le attività del Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) di Treviso, co-gestito da Veneto Agricoltura e Provincia di Treviso, entrano nel vivo: in questi giorni ha inizio la liberazione di tutti i ricci europei ricoverati nel Centro, che porterà 72 esemplari della specie a ricongiungersi al proprio habitat naturale.
Un avvenimento significativo, sia per il patrimonio faunistico regionale, visto che l’Erinaceus europaeus (questo il nome scientifico del riccio europeo), come evidenziato dal Report 2025 sulle attività del CRAS di Treviso, è l’animale più presente all’interno del Centro, che per quello europeo: nel 2023 l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) lo ha classificato tra le specie “quasi minacciate”.
La fragilità del riccio è da imputare soprattutto alla sua tendenza a vivere a stretto contatto con l’uomo. Trattandosi di un animale molto diffuso nelle aree urbane e periurbane, risulta infatti suscettibile a gran parte delle attività antropiche: non è un caso che incidenti stradali, predazioni da parte di animali domestici e infezioni di vario genere, siano state le principali cause di ricovero nel CRAS di Treviso. Questi ricci, impossibilitati a vivere in natura il fisiologico letargo tipico della specie, sono stati curati e ospitati nel Centro per il periodo invernale e ora, con le prime avvisaglie primaverili, tutto è pronto per il rilascio in natura. Del resto, nella stagione più calda, il riccio europeo si risveglia dal torpore ed esce dai ripari in cui ha trascorso i mesi freddi per ricominciare il ciclo riproduttivo.







