UCRAINA: freddo estremo e città al limite
Il vescovo Yazlovetskiy racconta la vita con 150 watt a Kyiv
Agenzia Sir
28/01/2026

“A Kyiv oltre mille palazzi sono senza riscaldamento. L’elettricità è assente oppure disponibile solo per poche ore al giorno e con potenza molto bassa: ieri, ad esempio, nel mio palazzo il contatore segnava appena 150 watt”. E’ mons. Oleksandr Yazlovetskiy, vescovo ausiliare della diocesi di Kiev-Zhytomyr e presidente di Caritas-Spes, a raccontare come è la vita a Kyiv. 150 watt continui non sono “abbastanza per vivere”. Lo sono per sopravvivere appena e con forti rinunce. Non sono tecnicamente sufficienti per riscaldare un appartamento e a Kiev il riscaldamento è vitale; usare forno elettrico, un bollitore, una lavatrice, un ferro da stiro; tenere accesi più elettrodomestici insieme senza superare il limite.

E mentre in Ucraina, gli ucraini fanno i conti con queste limitazioni “vitali”, “la Russia continua a colpire con missili e droni. Per le strade si sente ovunque il rumore dei generatori”, racconta il vescovo. “In città si vedono molte squadre di riparazione, perché in numerosi edifici le tubature si sono congelate e devono essere riparate con urgenza. Alcune case probabilmente non potranno essere ricollegate al riscaldamento fino alla primavera: il gelo ha distrutto l’intero sistema”. Questa non è solo la realtà di Kyiv, ma anche di altre grandi città come Kharkiv, Zaporizhzhia e Odessa. “La vita a Kyiv continua, ma nel freddo e sotto uno stress costante”.

Gli occhi sono costantemente puntati sulle previsioni meteo. “Ringraziando Dio – dice il vescovo – il grande gelo in questi giorni si è temporaneamente ritirato, ma le previsioni annunciano nuove ondate di freddo, ancora più intense. Ci stiamo preparando. Non è solo una crisi umanitaria: è un’aggressione sistematica, un vero genocidio che la Russia sta conducendo contro il popolo ucraino”. Le città si sono organizzate. A Kyiv, per esempio, ci sono i “punti di resilienza”, grandi tende dove le persone possono riscaldarsi. Molti Stati, organizzazioni e singole persone dall’estero ci inviano generatori e stazioni di ricarica. “La situazione resta critica, ma oggi c’è speranza”.

Anche la Chiesa si è attivata. La cattedrale della Chiesa greco-cattolica di Kyiv, per esempio, ha aperto nei suoi locali interni una sala dove chiunque può andare, riscaldarsi, utilizzare l’elettricità, lavorare o studiare in un ambiente tranquillo e sicuro. La situazione di estrema necessità in cui si trova il popolo ucraino, ha suscitato un’ondata di solidarietà in tutta Europa. In Polonia, domenica 1° febbraio, si terrà una raccolta fondi speciale per Kiev in tutte le parrocchie dell’Arcidiocesi di Cracovia. Le donazioni raccolte saranno destinate all’acquisto di generatori ad alta potenza e caldaie mobili per fornire riscaldamento e illuminazione autonomi a chi soffre il freddo. Il Cardinale Grzegorz Ryś donerà personalmente il primo generatore e i primi aiuti dovrebbero arrivare a Kiev pochi giorni dopo la raccolta.

Consegna di pasti caldi agli abitanti di Irpen, rimasti senza elettricità (Foto Ugcc)
Consegna di pasti caldi agli abitanti di Irpen, rimasti senza elettricità (Foto Ugcc)


Anche Caritas Italiana ha risposto all’appello e sta sostenendo, insieme alle Caritas della rete internazionale, i programmi di winterization (preparazione all’inverno e protezione dal freddo) promossi da Caritas Spes e Caritas Ukraine in diverse regioni del Paese, tra cui Kyiv, Kharkiv, Odesa, Sumy, Chernihiv, Zaporizhzhia, Donetsk, Dnipro, Mykolaiv e Kherson. L’obiettivo è garantire alle persone più vulnerabili non solo beni materiali, ma anche spazi di accoglienza, ascolto e sicurezza per proteggere la salute e la dignità durante i mesi più freddi e assicurare condizioni minime di protezione nelle comunità colpite dal conflitto.

Kharkiv, team Caritas-Spes per il progetto Emergency Appeal
Kharkiv, team Caritas-Spes per il progetto Emergency Appeal


“Vi ringraziamo di cuore: il vostro aiuto è per noi vitale”, dice da Kyiv il vescovo.

Che aggiunge: “L’ultima volta che mi avete chiesto della situazione a Kyiv, risposi che solo la preghiera poteva sostenerci. Di notte la temperatura scendeva a –20 gradi, non credevo che un aiuto materiale potesse arrivare in tempo. Abbiamo pregato. Voi avete pregato. Con l’aiuto di Dio abbiamo superato i giorni più duri. Ora gli aiuti stanno arrivando”. “Grazie per essere con noi non solo a parole, ma con il cuore e con i fatti”, aggiunge il presidente di Caritas-Spes. “In questo tempo di prova, la vostra vicinanza ci ricorda che la Chiesa è davvero una famiglia e che il bene può essere più forte del male. Desidero ringraziare di cuore tutti i nostri amici in Italia che non si dimenticano di noi. Anche un semplice messaggio o un SMS dà coraggio alla nostra gente e fa sentire che non siamo stati abbandonati. Vi incoraggio a farlo, a sostenere personalmente gli ucraini, se conoscete qualcuno e avete contatti diretti, oppure attraverso i social network. Apprezziamo ogni parola, ogni preghiera, ogni gesto di aiuto”.

M. Chiara Biagioni