VENETO: proroga di un anno per l'entrata a regime della legge degli Ambiti territoriali sociali
Ci sono vari aspetti da mettere a fuoco
Redazione Online
22/02/2026

"La notizia della proroga di un anno per l'entrata a regime della legge degli Ambiti territoriali sociali (Ats) non è un semplice rinvio tecnico, ma la certificazione di una Regione che non ha fatto ciò che doveva in questi due anni. Avevamo avvertito la giunta in ogni sede nella passata legislatura: senza una visione chiara e risorse certe, si sarebbe andati a sbattere. Oggi i nodi sono venuti definitivamente al pettine". La vicepresidente della Commissione sanità del consiglio regionale del Veneto, Chiara Luisetto, e il capogruppo, Giovanni Manildo, commentano così "lo slittamento della legge che dovrà riorganizzare il welfare veneto. Ora, siamo davanti a due proposte dell'assessore Roma che crediamo necessarie: una proroga per l'entrata in vigore degli Ats e una nuova e più concreta formazione con il coinvolgimento per tutti i soggetti che dovranno organizzare e gestire i servizi. Condividiamo queste azioni, che però dovevano essere messe in campo in questi due anni e che rendono ancora più evidente la grande fatica e il disorientamento dei Comuni".

"Mi sono confrontato, nel corso delle ultime settimane, con molti sindaci e ho portato in Regione le loro difficoltà, chiedendo con forza un cambio di passo. Molti amministratori locali sono disorientati: non sono stati accompagnati come si doveva per affrontare un cambiamento così grande, a due anni dall’approvazione della legge regionale 9/2024". Sono le parole del consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, Carlo Cunegato, che spiega: "Ora la Regione ha deciso di organizzare un momento di formazione, e noi siamo d’accordo. Ma la domanda è semplice: non si poteva farlo prima? Preoccupa, inoltre, il possibile scivolamento verso forme privatistiche che si sta profilando in alcuni territori, come nell’est veronese, dove sembra si stia costruendo un’azienda speciale consortile di natura economica. Questo significa, nei fatti, aprire alla privatizzazione del sociale. È una prospettiva grave, che non possiamo accettare. Dobbiamo difendere con chiarezza il carattere pubblico e universalistico dei servizi sociali. È fondamentale tutelare il personale e fare presto. Bisogna garantire alle lavoratrici e ai lavoratori i trattamenti economici e i diritti che avevano prima. Molti assistenti sociali, temendo un peggioramento contrattuale, stanno lasciando i nostri comuni". 


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