
"C’è un dato che dovrebbe togliere il sonno a chi governa la sanità veneta: un pensionato su dieci rinuncia alle cure mediche per motivi economici. Non per scelta, ma perché non può permetterselo, e quando una persona anziana deve decidere se pagare una visita specialistica o arrivare a fine mese, significa che qualcosa si è rotto". Lo afferma la consigliera regionale Rossella Cendron (Le Civiche Venete) commentando "i dati emersi in questi giorni e lo stanziamento di diciotto milioni di euro al privato deciso dalla giunta regionale per il 2026: in Veneto, oltre l’8% dei cittadini ha dichiarato di aver rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie. In un solo anno sono stati presentati più di duemila ricorsi per il mancato rispetto dei tempi di attesa. Dietro a queste percentuali, ci sono volti concreti: anziani con pensioni minime, spesso soli, che non riescono ad accedere in tempi accettabili alle visite nel pubblico e non hanno le risorse per rivolgersi al privato. È inaccettabile che il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, diventi nei fatti condizionato dal reddito".
Per Cendron le liste d’attesa non si risolvono con un’iniezione di fondi al privato accreditato e diciotto milioni di euro non rappresentano una riforma ma una toppa. "Il privato può integrare, ma non può sostituire un servizio sanitario pubblico indebolito da carenze di personale e sottofinanziamento".
"Quando aumentano le rinunce alle cure - conclude Cendron - aumenta anche il rischio che le patologie si aggravino, con costi umani ed economici ancora maggiori per la collettività. È miope continuare a rincorrere l’emergenza acquistando prestazioni esterne invece di rafforzare strutturalmente il pubblico. Le Civiche Venete chiedono un cambio di rotta chiaro: un piano straordinario di assunzioni di medici, infermieri e personale sanitario; estensione degli orari di ambulatori e sale operatorie; rafforzamento reale della medicina territoriale e delle Case della Comunità; semplificazione burocratica e piena garanzia delle prestazioni gratuite per gli indigenti".







