VENETO: rette case di riposo ed rsa, il meccanismo va rivisto
I Comuni sono in grande difficoltà
Redazione Online
10/11/2026
Giorgia Bedin
Il consiglio regionale del Veneto ha approvato una mozione per costruire un percorso di revisione e sostenibilità del sistema della compartecipazione alla quota sociale delle rette nelle case di riposo - rsa - e nelle strutture per persone con disabilità presentata da Giorgia Bedin, consigliera regionale di Lega - Liga Veneta. Una iniziativa che nasce dalla necessità urgente di riequilibrare un meccanismo assistenziale e finanziario oggi sottoposto a una pressione senza precedenti, a causa dell’aumento generalizzato dei costi di gestione trainato dai rincari energetici, dall’inflazione, dall’incremento delle materie prime e dai legittimi rinnovi contrattuali del personale”. Lo scrive in una nota 
"L’accoglimento di questo mio documento da parte dell'aula rappresenta un atto di profonda responsabilità verso i cittadini e gli enti locali. In qualità di ex sindaco di Monselice e già presidente del Comitato dei Sindaci del Distretto Padova Sud, conosco fin troppo bene lo sforzo quotidiano delle amministrazioni comunali. Oggi vedo i nostri sindaci in estrema difficoltà nel farsi carico della compartecipazione alle quote sociali senza compromettere la tenuta dei propri bilanci e la sopravvivenza degli altri servizi assistenziali nel territorio. Al centro della mia mozione ho posto il complesso nodo legato ai criteri di ripartizione dei costi tra utenti ed enti locali. La normativa nazionale individua l’Isee quale unico parametro ammesso per stabilire la quota a carico dell’assistito. Tuttavia, - prosegue Giorgia Bedin - poiché per legge l’indennità di accompagnamento e le pensioni di invalidità sono escluse dal calcolo dell’indicatore, assistiamo frequentemente al paradosso per cui utenti che ne beneficiano risultano formalmente con un Isee nullo o bassissimo, con la conseguenza che tutta la quota sociale pesa esclusivamente sul bilancio comunale".
L’impianto normativo così come è oggi, come confermato dalla consolidata giurisprudenza amministrativa, impedisce ai Comuni l'applicazione di criteri correttivi. I comitati che hanno provato ad adottare regolamenti in tal senso, se li sono visti puntualmente annullare. "D’altro canto, - aggiunge Bedin - il sistema attuale, crea anche un forte divario tra i soggetti che riescono a beneficiare di un posto letto in tali strutture e chi, invece, e sono tanti, non ci riesce: la diseguaglianza è profonda perché chi trova il posto può impiegare le provvidenze statali in altre spese, chi, invece, non lo trova, deve coprire interamente le spese di assistenza attraverso quelle risorse, che, a tutti gli effetti, nemmeno sono sufficienti e si trova a dovere, molto spesso, aggiungere anche ulteriori somme. Con l’approvazione del mio testo, ho impegnato formalmente la giunta regionale a sviluppare interventi mirati su più fronti, a partire dall'avvio di un attento monitoraggio dell’impatto economico sui bilanci comunali e dalla prosecuzione del confronto con Anci, enti del Terzo settore accreditati e associazioni delle famiglie, anche riprendendo i lavori del tavolo interistituzionale per giungere a un tariffario regionale omogeneo". 

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